Rifiuti, una partita su tre tavoli
Energia e ambiente
13 Novembre 2017
Rifiuti, una partita su tre tavoli

di TONI MORETTI

Ammesso che qualcuno abbia voluto nasconderlo, ormai è chiaro: il problema dei rifiuti a Cerveteri c’è. Lo dimostra il fatto che le maestranze dell’Ati  Camassambiente-Asv che ha vinto la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti porta a porta e il mantenimento del decoro urbano, sono passate alle vie di fatto aderendo allo sciopero nazionale di venerdì scorso, dopo gli inutili tentativi delle organizzazioni sindacali che con la proclamazione dello stato di agitazione cominciata tempo fa, avevano comunque avviato una procedura di raffreddamento facendo alcune proposte che evidentemente non hanno portato ad alcun esito. Ora la vicenda si gioca su tre tavoli, interdipendenti e non direttamente connessi tra loro. Quello della pubblica amministrazione: il comune infatti è l’ente che ha affidato l’incarico e che riceve le legittime lamentele dell’utenza su un servizio che stenta a decollare e ad entrare a regime ed è anche il decisore finale su eventuali provvedimenti, anche sanzionatori da prendere verso l’azienda inadempiente se dovesse risultare tale. L’azienda Camassa un po’ legata nei movimenti da un commissario che la amministra per via di una procedura di interdittiva antimafia non ancora conclusa, al contrario dell’altra azienda in Ati che sarebbe più propensa a trovare soluzioni e le maestranze che lamentando una pessima organizzazione del lavoro che ha prodotto turni massacranti ed abuso dell’utilizzo degli straordinari e chiede il blocco dei medesimi e lamenta di essere sotto organico. Ora il comune potrebbe mettersi nella condizione di pretendere un servizio come promesso contrattualmente ed alle condizioni accettate e sottoscritte e così pare che tendenzialmente stia facendo, rilanciando la palla dei problemi del lavoro sugli altri due tavoli, quello delle aziende interessate e dei lavoratori. Ma tutto andrebbe bene se chi ha accettato non avesse potuto recriminare di aver accettato sulla scorta delle indicazioni, di notizie e di dati  forniti da un progetto predisposto da azienda specializzata e commissionata dal comune stesso, dati che nella realtà si sarebbero poi dimostrati inesatti e che avrebbero disorientato circa l’effettivo bisogno di uomini e di mezzi necessari alla copertura del territorio. È pur vero che dal comune si difendono dicendo che il problema, qualora ci fosse, poteva essere superato da un sopralluogo dell’azienda, obbligatorio e prima di accettare, ma l’unica cosa certa è che se ci sono recuperi da fare per errori di valutazione, da qualsiasi parte vengano, non devono ricadere sulle spalle dei cittadini con disservizi e soprattutto dei lavoratori attraverso condizioni di lavoro fuori dalle righe.

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