Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie ‘green’. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola.
E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.
E’ la fotografia scattata da GreenItaly 2018, il rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.
Questa le geografia delle aziende ‘verdi’. Molte le imprese green nelle regioni del nord, ma la loro presenza è diffusa in tutto il territorio nazionale. La Lombardia è la Regione con il più alto numero di imprese eco-investitrici: ne conta 61.650, seguono il Veneto con 34.797 unità, il Lazio con 32.545 imprese green, l’Emilia-Romagna a quota 28.270 e la Campania con 26.176. Quindi troviamo il Piemonte con 25.272, la Toscana (23.163), la Sicilia (21.954), la Puglia (20.355) e la Calabria (9.818).
A livello provinciale, in termini assoluti, Roma (25.082) e Milano (21.547) guidano la graduatoria delle imprese che investono in tecnologie green, staccando nettamente le altre province italiane. In terza, quarta e quinta posizione, con oltre 9.000 imprese eco-investitrici si collocano Torino, Napoli e Bari.
Green economy significa competitività. Secondo il rapporto GreenItaly 2018, con specifico riferimento alle imprese manifatturiere, quelle che hanno visto un aumento dell’export nel 2017 sono il 34% fra chi ha investito nel green contro il 27% tra chi non ha investito. Inoltre, queste imprese innovano più delle altre, quasi il doppio: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43% delle non investitrici.
Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese investitrici nel green il 26% adotta tecnologie 4.0, tra quelle non investitrici tale quota si ferma all’11%. Sospinto da export e innovazione, anche il fatturato cresce: basti pensare che un aumento del fatturato nel 2017 ha coinvolto il 32% delle imprese che investono green (sempre con riferimento al manifatturiero tra 5 e 499 addetti) contro il 24% nel caso di quelle non investitrici.
Le imprese di GreenItaly, incluse le Pmi, hanno spinto l’intero sistema produttivo nazionale e il Paese verso una leadership europea nelle performance ambientali. Leadership che fa il paio coi nostri primati internazionali nella competitività.
Materie prime: Eurostat dice che l’Italia, con 307 tonnellate di materia prima per ogni milione di euro prodotto dalle imprese, è molto più efficiente della media Ue (455 tonnellate), collocandosi terza nella graduatoria a 28 Paesi, dietro solamente a Regno Unito (236 t) e Lussemburgo (283 t), e davanti a Francia (326 t), Spagna (360 t) e Germania (408 t).
Energia: siamo secondi tra i big player europei, dietro al solo Regno Unito, per consumi energetici per unità di prodotto. Dalle 17,3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati a 14,2; la Gran Bretagna ne consuma 10,6; la Francia 14,9; la Spagna 15,7; la Germania 17,0. Emissioni: Italia terza tra le cinque grandi economie comunitarie (104,2 tonnellate CO2 per milione di euro prodotto), dietro a Francia (85,5 t, in questo caso favorita dal nucleare) e Regno Unito (93,4 t) ma davanti a Spagna e Germania.
Rifiuti: con 43,2 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (1,7 t in meno del 2008) siamo i più efficienti nella riduzione dei rifiuti tra le cinque grandi economie europee, meglio della Germania (67,6 t per milione di euro prodotto) e della media comunitaria (89,3 t).

