Hospice oncologico: 125 ricoveri nel 2018
Sanità
15 Gennaio 2019
Hospice oncologico: 125 ricoveri nel 2018

CIVITAVECCHIA – L’hospice Carlo Chenis, inaugurato a febbraio del 2018, prima struttura oncologica completamente pubblica della Regione Lazio, ha contato da marzo a dicembre scorsi 125 ricoverati, provenienti da Roma, Viterbo, Tarquinia, ma anche Verona. Di questi 125, 36 sono stati stati quelli domiciliari. 

“Il primo hospice pubblico per l’erogazione delle cure palliative – hanno ricordato dalla Asl Rm4 – è stato fortemente voluto, e creato grazie alla collaborazione tra la Curia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, la Asl stessa, Provincia di Roma, Regione Lazio, Sindaci, e le più importanti istituzioni e associazioni del territorio, come la Adamo Onlus. Dalla inaugurazione ad oggi, si sono svolte molte iniziative: concerti, mostre pittoriche, messe dedicate, canti, donazioni da parte delle associazioni del territorio, corsi ed appuntamenti dedicati al Natale”.

Cosa accade dentro l’Hospice? Questo luogo immerso nel verde dove si passano gli ultimi giorni della propria vita? “Molti potrebbero pensare di trovare un luogo dove si sente l’odore della morte, pervaso di tristezza e rassegnazione – hanno aggiunto dalla Rm4 – ma già entrando dalla porta ci si deve ricredere. L’aria che si respira all’Hospice è quella di una vera famiglia. Come ci ha ricordato la testimonianza della signora Viviana, presso l’hospice ci si sente a casa, la dolcezza e la competenza del personale accompagnano il malato e la sua famiglia in un percorso positivo, di speranza, dialogo e armonia. In un’era in cui la fretta la fa da padrona, spesso i tempi della “morte lenta” non cono compatibili né compresi dalla società. All’hospice il tempo scorre con rispetto, la persona e le sue necessità sono al centro dell’attenzione di tutti, non ci si sente soli, mai. Questa è la filosofia principale che nutre il rapporto che si va ad instaurare tra il personale dedicato, il malato e la sua famiglia. Un vero e proprio “nuovo nucleo famigliare”. Una realtà che ci voleva, che dà respiro e speranza, ma soprattutto umanità”.