LADISPOLI – Una staccionata in legno nell’area di Torre Flavia e più precisamente sulla spiaggia dove in estate i bagnanti stazionano. Gli interventi sono iniziati nei giorni scorsi da parte di Arsial in accordo con l’ente gestore. Obiettivo: la salvaguardia dell’integrità dell’area monumentale. «Il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, che si estende per 48 ettari lungo il litorale a nord di Roma tra i comuni di Ladispoli e Cerveteri – spiegano dall’Arsial – è quanto rimane oggi di un’estesa area costiera acquitrinosa, formata da ampie zone lacustri e dune sabbiose. Un lembo di territorio estremamente prezioso e altrettanto fragile, assediato dalla speculazione edilizia del litorale romano e dalla pressione antropica, ma anche segnato in alcuni tratti da un utilizzo agricolo intensivo che ne ha seriamente messo in pericolo negli anni più recenti il ricco patrimonio di biodiversità esistente. Si tratta in particolare di un habitat ideale atto ad offrire rifugio e protezione all’avifauna stanziale e migratoria, tanto che da tempo è stata individuata come Zona di Protezione Speciale (Zps) in base alla Direttiva 79/409/CEE ”Uccelli” e come Area IBA (Important Bird Area) dal Programma BirdLife International dell’Unione Europa. Di proprietà di Arsial dai tempi della riforma agraria degli anni ’50 e ad essa pervenuta tramite l’Ente Maremma che operò in quegli anni lungo il litorale etrusco tra Lazio e Toscana, la Palude di Torre Flavia fu riconosciuta dalla Regione monumento naturale nel 1997 e – proseguono ancora nella spiegazione – affidata alla gestione della Provincia di Roma, oggi Città Metropolitana di Roma Capitale». Ma anche l’aver riconosciuto la zona monumento naturale non l’ha salvata dagli incivili e da chi purtroppo, non ha alcun rispetto per i luoghi comuni. Torre Flavia senza esclusione. Basti pensare alla Torre utilizzata come bagno pubblico all’aperto dai bagnanti, o addirittura come una ”cucina all’aperto” dove poter tranquillamente allestire un barbecue. Ovviamente, il tutto, senza poi provvedere al ritiro dei rifiuti. E poi c’è la questione relativa alle dune, dove nidifica il fratino. Negli anni scorsi i volontari che si occupano della Palude, avevano provveduto a recintare l’area ponendo dei cartelli dove si indicava appunto la presenza del volatile in via di estinzione. Cartelli con i quali, inoltre, si chiedeva di mantenere i propri amici a quattro zampe al guinzaglio per evitare che questi, sfuggendo al controllo del padrone, potessero in qualche modo andare a danneggiare le uova del fratino. Appelli che, purtroppo, si sono rivelati vani. E a dirlo è anche l’Arsial stessa: «Il riconoscimento dello status di ”monumento naturale” non è stato sufficiente a sottrarre stabilmente l’area in questione ai rischi derivanti da una fruizione non regolamentata del territorio interessato, sottoposto in particolare all’assalto dei bagnanti durante la stagione estiva e oggetto nel tempo di svariati tentativi, più o meno riuciti, finalizzati alla realizzazione di opere abusive». Da qui la decisione di «avviare un confronto con l’ente di gestione, al fine di mettere in campo le misure necessarie affinché assieme alla fruizione diffusa dell’area si assicuri comunque un uso sostenibile della stessa, salvaguardandone in primo luogo la destinazione d’uso». E proprio in questa prospettiva nei giorni scorsi, nell’area più direttamente interessata alla fruzione balneare estiva, «sono stati affidati i lavori per la realizzazione di una staccionata in legno con l’obiettivo di impedire il parcheggio selvaggio su un’ampia area retrodunale, che potrà così essere riconquistata dal suo habitat naturale. Nel frattempo, sono allo studio alcuni interventi di manutenzione della viabilità interna per poter garantire al meglio l’accesso dei visitatori alla zona lacustre, finalizzato prevalentemente all’avvistamento dell’avifauna presente».

