LADISPOLI – Una proroga che possa permettere all’impianto di lavorare in attesa della localizzazione a Cerveteri. A puntare i riflettori sulla chiusura della Recin, il sito di smaltimento di materiali inerti (calcinacci) e sfalci è il Comitato rifiuti zero Ladispoli. Nei giorni scorsi, l’impianto ha dovuto chiudere i cancelli. Perso il ricorso in Consiglio di Stato contro l’amministrazione comunale di Ladispoli (una vicenda giudiziaria che si protrae da anni), il sito aveva auspicato nella possibilità di continuare a lavorare in attesa della delocalizzazione presso altro luogo: Cerveteri. Ma dalla Provincia è arrivato lo stop. Le autorizzazioni, tra cui quelle di emissione in atmosfera rilasciate a suo tempo dal comune ladispolano, sono scadute. E così per la Recin non c’è altra soluzione che chiudere definitivamente i battenti.
«Con questa chiusura definitiva – hanno commentato dal Comitato rifiuti Zero Ladispoli – tutto ciò (il recupero della frazione verde degli sfalci, il recupero dei materiali da risulta, ndr) non sarà più possibile. I numerosi clienti dell’impianto saranno costretti a recarsi altrove con costi economici ed ambientali insostenibili, senza considerare il rischio della perdita del posto di lavoro per una decina di dipendenti ed operai della Recin».
Da qui la richiesta al primo cittadino Grando di «predisporre una proroga che possa consentire all’impianto di lavorare in attesa della localizzazione a Cerveteri, salvando il lavoro di un impianto che tratta una parte dei rifiuti trasformandoli in risorsa, in modo corretto e rispettoso dell’ambiente».

