SONIA BERTINO
LADISPOLI – Un ex aequo che le ha permesso di conquistare il podio dell’Atlante Italian Teacher. La professoressa Patrizia Chelini, docente dell’istituto comprensivo Corrado Melone, riesce a sbaraccare la concorrenza e a conquistare la vittoria con il suo progetto sul bullismo. «Sono lietissimo nell’encomiare e nel ringraziare la professoressa Patrizia Chelini che ha portato lustro al nome dell’istituto comprensivo Corrado Melone, condotto agli onori della cronaca nazionale – ha commentato il dirigente scolastico Riccardo Agresti – Ai miei ringraziamenti si associano l’intero staff e tutti i docenti della Melone. È una enorme soddisfazione osservare che il merito venga riconosciuto ad una fra le tante eccellenze presenti nella nostra scuola, persone che, per uno stipendio tra i più bassi in Europa, donano la loro passione, la loro intelligenza, la loro fantasia, la loro cultura, il loro amore per la crescita e la salvaguardia del bene più prezioso che abbiamo: i nostri figli».
Un progetto, quello presentato all’Atlante Italian teacher, il premio per i migliori progetti dei docenti delle scuole italiane, a cui la professoressa Chelini ha sempre creduto e continua a credere fermamente: la realizzazione di una rete di protezione per contrastare il bullismo e il cyberbullismo che vede come protagonisti principali proprio gli studenti. Un progetto attivo all’interno della scuola media inferiore dell’istituto già da tre anni. «Secondo me dobbiamo farci aiutare obbligatoriamente dai ragazzi», ha commentato la docente. Solo in questo modo, infatti, alla fase della “sanzione disciplinare” potrà aggiungersi, se non addirittura sostituirsi quella della prevenzione. Ragazzi che vigilano su ragazzi. Ragazzi che aiutano ragazzi a uscire dalla morsa del bullismo. Bulli rimessi “in riga” da altri studenti chiamati a svolgere il ruolo di “guardiani”. In totale sono 12 i ragazzi del team hanno il compito di vigilare insieme a quattro insegnanti sulle dinamiche interne dell’istituto onde andare a intervenire tempestivamente in possibili forme di bullismo che si possano venire a creare a scuola, ma anche al di fuori del complesso scolastico. In un mondo, quello del bullismo, dove purtroppo spesso la vittima non denuncia ciò che accade, l’obiettivo del progetto è quello di sensibilizzare i ragazzi, che vedono, a parlare per poter tendere una mano al più debole. Operazione resa possibile dall’intervento diretto degli studenti del team, ancor prima dell’intervento di un adulto. I ragazzi, infatti, consultatisi con gli insegnanti, intervengono in modo conciliatorio, facendo da ponte tra bulli e vittime. Dopo questo primo intervento mantengono i contatti con gli interessati per monitorare, in modo amichevole, la situazione nel tempo. Tra le azioni portate avanti dalla scuola c’è anche l’attivazione di una casella email a cui possono scrivere genitori e studenti; l’organizzazione e la partecipazione a incontri con esperti (psicologi, polizia postale) rivolti agli studenti e ai genitori. Ed è proprio grazie all’interazione con gli studenti che la scuola, come spiegato dalla stessa professoressa Chelini, è riuscita a scoprire situazioni che non sarebbero mai venute alla luce, perché i ragazzi tendono a confidarsi più facilmente con i loro coetanei. Un’attività, quella messa a punto col progetto, ripresa e trasmessa su grande schermo anche durante la cerimonia di premiazione dell’Atlante Italian Teacher. «I ragazzi – ha spiegato la professoressa Chelini – sono veramente i protagonisti». Hanno risposto a domande, hanno spiegato come la loro partecipazione al team li abbia cambiati, hanno dato una testimonianza diretta di come il progetto funzioni veramente nella vita reale e non solo sulla carta. Un progetto che, ora, la docente, spera possa essere preso ad esempio da altre realtà scolastiche non solo della Regione Lazio ma di tutta Italia, così da riuscire, chissà, un giorno a parlare sempre meno di bullismo e un po’ di più di integrazione e socialità tra gli studenti; tra i giovani.

