Economia e Lavoro
18 Aprile 2020
Inap: "Due microimprese su tre avranno difficoltà a riaprire"

Roma -Escluso il comparto agricolo, un’impresa su due in Italia è stata costretta a interrompere le proprie attività per le misure di contenimento adottate dal governo per fronteggiare la diffusione del covid-19: in totale 2milioni 100mila unità, corrispondenti a poco meno della metà imprese attive (47,3%). Oltre al comparto agroalimentare i settori che non hanno subito restrizioni sono quelli di pubblica utilità (energia, elettricità, rifiuti) insieme ai servizi di trasporto, di informazione, l’istruzione, la sanità e le attività finanziare e assicurative. È quanto emerge dal policy brief ‘Covid-19: misure di contenimento dell’epidemia e impatto sull’occupazione’ curato dall’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, che analizza l’impatto del lockdown sulle imprese e sui lavoratori a tempo indeterminato, determinato e con contratti di somministrazione in base alle misure adottate dal governo fino a dpcm del 10 aprile 2020.
«Le misure di sospensione delle attività produttive – ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp – hanno agito in misura maggiore su settori caratterizzati, più di altri, dalla necessità di svolgere la prestazione lavorativa sul luogo di lavoro, come la gran parte delle imprese manifatturiere, mentre in buona parte dei settori rimasti attivi il lavoro ha caratteristiche tali da permettere uno svolgimento in modalità remota, telelavoro o lavoro agile. Dai dati analizzati – avverte – si ricava che sono soprattutto le micro e piccole imprese ad essere più colpite dalle misure di sospensione dell’attività produttiva. Queste, peraltro, per molte ragioni, incontreranno maggiori difficoltà nel sopravvivere a un periodo prolungato di assenza di fatturato e meritano pertanto particolare attenzione nella predisposizione di adeguate misure non solo per garantirne la sopravvivenza, ma anche per assicurarne la ripresa».
In base allo studio le attività professionali sono state sospese in misura marginale (2,8%); il 41,9% delle imprese nel settore del commercio risultano attive, come il 29,2% delle imprese nel settore delle costruzioni. La quota di imprese sospese decresce quasi sistematicamente con la dimensione aziendale: a fronte di una incidenza complessiva delle aziende la cui attività è stata interrotta pari al 47,3%, le imprese senza addetti risultano sospese in ragione del 66,7%, mentre solo il 33,8% delle grandi imprese, con oltre 250 addetti, risultano interessate dalle misure di restrizione. Le imprese artigiane, che hanno caratteristiche dimensionali e settoriali specifiche, risultano sospese in misura superiore al totale (55,3%).