Economia e Lavoro
11 Agosto 2020
I dati evidenziati nel report Ismea “Tendenze sul frumento duro”
Pasta 100% italiana, volano i consumi

Roma – Volano i consumi di pasta 100% italiana, in controtendenza rispetto all’andamento flessivo degli acquisti di pasta in atto da tempo in Italia. Lo evidenzia il report Ismea ‘Tendenze sul frumento duro’. In un comparto ormai maturo, il richiamo all’origine nazionale della materia prima ha fornito infatti un forte stimolo all’acquisto da parte delle famiglie.

Nel 2019 la confezioni che esibivano in etichetta la dicitura 100% italiana hanno avuto una crescita a doppia cifra (13% sia a volume che a valore), ancora più marcata se si prende in esame solo il primo semestre dell’anno (+23% l’incremento delle quantità e +28,5% quello della spesa). Il peso detenuto dalla pasta 100% italiana sui consumi totali di pasta di semola secca è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato oggi il 20% in volume e valore.

Durante i mesi del lockdown, in analogia a quanto verificatosi per l’intero comparto alimentare, anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. I primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell’8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale, si legge nel report Ismea, l’attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera.

Va ricordato, infatti, che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese di trasformazione. Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell’emergenza, successivamente la filiera ha mostrato un elevato grado di resilienza: sono aumentate infatti sia le importazioni di materia prima sia le esportazioni di pasta di semola, così come il consumo domestico dei derivati del frumento duro.

Il report ricorda poi che la filiera del frumento duro si concretizza nella lavorazione della granella per la produzione di pasta di semola, uno dei prodotti simbolo del made in Italy, per la quale oltre il 50% del fatturato si realizza sui mercati esteri. La domanda interna invece risulta da molti anni in lieve ma costante flessione; solo negli ultimi tre anni, segnali di ripresa provengono dalla pasta di semola 100% italiana che registra incrementi piuttosto significativi delle vendite.

La produzione nazionale di granella di frumento duro non è sufficiente a soddisfare la domanda estera e interna, risultando peraltro molto variabile nel tempo, sia in quantità sia in qualità. Molini e pastifici, quindi, hanno necessità di approvvigionarsi sui mercati esteri di partite di granella omogenee e con un livello qualitativo elevato; in media, i quantitativi della granella di provenienza estera rappresentano una quota oscillante tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese di trasformazione.

I fondamentali che guidano il mercato sono regolati da variabili estremamente incerte e fortemente influenzate dagli andamenti internazionali, le variazioni di prezzo che si registrano per il frumento duro sono in larga misura da attribuire al disallineamento che si verifica tra offerta e domanda e che va a impattare sulla consistenza delle scorte.

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