CIVITAVECCHIA – Tra il 2008 e il 2017, in Italia il tasso di sopravvivenza delle nuove imprese dopo cinque anni dall’apertura è crollato di 11,4 punti. Se nel 2008 il 52,5 per cento delle imprese nate cinque anni prima era ancora in vita, nel 2017 il tasso di sopravvivenza a cinque anni è sceso al 41,1 per cento. Il Lazio non ha fatto eccezione: nell’arco di 10 anni, il tasso si è ridotto del 10,3 per cento, dal 48,6 al 38,3. Sono i dati forniti dal Centro Studi della Cna. L’analisi rileva, inoltre, che la fase più critica per le nuove imprese è nel primo anno di vita. Poco più del 50 per cento risulta attiva dopo dodici mesi: un tasso di sopravvivenza molto contenuto e in drastico peggioramento. Nel 2008 il tasso di sopravvivenza delle imprese a un anno era superiore al 65 per cento.
Dati che devono far riflettere, come sottolineato dal presidente della Cna di Civitavecchia Alessio Gismondi, “soprattutto perché – ha spiegato – non tengono ancora conto del periodo legato all’emergenza Covid e delle pesanti ripercussioni sul settore”. Gismondi, da diretto interessato tra l’altro, con un’impresa che va avanti da tre generazioni e che per fortuna può contare su una sede di proprietà, ricorda quelli che sono i numerosi ostacoli che un’impresa è destinata ad affrontare, “a partire – ha spiegato – da una tassazione spaventosa, attorno al 60%: il che significa che abbiamo accanto a noi un socio di maggioranza che però non rischia e non produce. A questo si aggiungono una serie di incombenze parallele legate ad oneri, sicurezza e soprattutto una burocrazia che non aiuta. È complicato, così, poter affrontare la quotidianità. E stiamo esaminando un periodo pre Covid: ora, con i problemi attuali e la contrazione dei consumi, l’economia è scesa. Ci sono alcuni settori, anche in città, come quello alimentare, faccio l’esempio di Conad, che continuano a lavorare bene e con loro anche l’indotto. Ma altri, come l’edilizia, sono completamente fermi: le case non si costruiscono e le manutenzioni o ristrutturazioni sono in attesa della definizione, ad esempio, del bonus 110%. E poi, basta girare per la città – ha aggiunto Gismondi – sono tante le serrande che sono state abbassate. Una situazione a cui serve dare risposte concrete ed efficaci; serve la buona volontà del sistema tutto, e della politica che deve indicare la direzione da seguire. È dura, il momento non è semplice. Il nostro, come categoria, diventa quindi un appello proprio al sistema, per unirci e confrontarci”.
Lo ribadisce anche Luigia Mlaragni, segretaria generale della Cna di Viterbo e Civitavecchia, prendendo spunto dal valore del 38,3% di sopravvivenza della imprese riferito al Lazio. Un dato “estremamente basso. Le potenzialità delle imprese restano bloccate da ostacoli di carattere strutturale che è ormai tempo di rimuovere – osserva Melaragni – siamo giunti a un bivio: per aiutare le imprese a crescere, non c’è altra scelta che accompagnare la ripartenza dei territori con efficaci riforme, a partire da quella del fisco, e cogliere l’opportunità delle risorse europee per investimenti nella green economy, nell’ammodernamento della rete infrastrutturale e nel capitale umano, avendo cura di selezionare gli obiettivi e di connettere i progetti al mondo dell’artigianato e delle micro e piccole imprese”.

