Caso scuole a Tarquinia, i genitori scrivono al prefetto: Ecco la verità
Cronaca
6 Novembre 2020
Nuova lettera di un gruppo di cittadini
Caso scuole a Tarquinia, i genitori scrivono al prefetto: Ecco la verità

TARQUINIA – Hanno inviato ieri pomeriggio una lettera al prefetto di Viterbo Giovanni Bruno per portarlo a conoscenza della “grave situazione che si è venuta a creare nei plessi scolastici di Tarquinia”, dove, in sostanza, solo grazie all’intervento del sindaco Giulivi probabilmente si sta riuscendo a spezzare la catena dei contagi da Covid 19 iniziata a diffondersi all’interno delle scuole cittadine.

Alcuni genitori raccontano la verità sulla situazione delle scuole di Tarquinia dove da giorni un gruppo di cittadini tenta invece di montare un caso, che appare essere perlopiù politico.

I contagi covid nelle scuole sono stati affrontati dall’amministrazione comunale con la mano decisa del sindaco Alessandro Giulivi che a fronte dell’aumento dei positivi (dentro e fuori gli istituti scolastici), a malincuore ha deciso, il 30 ottobre scorso, per la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al 24 novembre.

Come si ricorderà la decisione era stata infatti subito contestata da un gruppo di genitori (quasi 500 firmatari per circa 200 famiglie) che hanno rivendicato il diritto allo studio, tentando anche di organizzare un flash mob con i bambini che avrebbero dovuto consegnare i loro zaini sulla piazza. Il flash mob, che si sarebbe dovuto realizzare mercoledì sulla piazza del Comune, non è stato autorizzato dalle forze dell’ordine, per evidenti ragioni di sicurezza. Molti tarquiniesi, peraltro, a favore della decisione del sindaco Giulivi, non hanno mancato di ricordare ai contestatori, attraverso i social, come molti di quei genitori hanno protestato contro il pagamento dei pulmini per gli scuolabus, dichiarandosi invece pronti a spendere soldi in nome di questa protesta.

Contrasti a non finire, tra la maggioranza dei tarquiniesi allineata al buonsenso dell’amministrazione Giulivi a tutela della salute di tutti, e i pochi decisi a invocare il diritto allo studio nonostante i contagi in aumento e i sindaci della Tuscia che pian piano a ruota stanno chiudendo le scuole per la continua diffusione  del virus e nonostante i richiami del Comitato Tecnico scientifico che a livello nazionale continua a sollecitare misure più restrittive per contenere la diffusione dei contagi.

Ma il gruppo dei contestatori tarquiniesi ha voluto comunque portare avanti la sua battaglia, spostando la protesta sui social e facendo dei bambini lo strumento stesso della protesta: immortalando cioè le fotografia dei propri figli di spalle impegnati nella didattica a distanza (che poi sarebbe dovuta diventare un collage da stampare a loro spese). Una manifestazione di disappunto nei confronti della decisione del sindaco Giulivi che ai più è apparsa di cattivo gusto.

Il disappunto, peraltro, in breve tempo ha preso l’aspetto della contestazione politica: tra i firmatari figurano anche la consigliera regionale del M5s Silvia Blasi e il marito. Non sembra infatti un caso che la stessa protesta sia finita in Parlamento con una interrogazione del deputato Marco Bella (M5S) che ha voluto stigmatizzare il caso, inviando un messaggio di “richiamo” all’operato del sindaco Giulivi.

La situazione sembra però essere ben diversa da quella di un presunto capriccio superficiale di un sindaco. Anzi, proprio l’esatto contrario. E già lo si capisce dalla segnalazione dell’amministrazione comunale che, pur continuando a mantenere la privacy sulla situazione, ha dichiarato mercoledì “241 persone in quarantena”, sottolineando che “il numero non include gli studenti delle classi dell’infanzia, del liceo e di altro ordine e grado ai quali è stata comunicata la quarantena fiduciaria dai responsabili Covid delle rispettive strutture scolastiche nella giornata di oggi e nei giorni scorsi per la positività accertata dalla Asl di Viterbo di insegnanti e alunni”. A dimostrazione che un problema c’era e c’è.

Ieri pomeriggio, quindi, la nuova lettera al prefetto di alcuni genitori che si sono rivolti anche al ministro Azzolina e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, oltre che al provveditore agli studi e alla dirigente scolastica Dilva Boem, raccontando la situazione.

“Siamo un gruppo di genitori della città di Tarquinia che vuole dar voce a quanto accaduto ai nostri figli frequentanti la scuola dell’infanzia, nella fattispecie 3°C plesso “L. Leoni” dell’Istituto Comprensivo “Ettore Sacconi” – scrivono i genitori – Una premessa risulta doverosa: riteniamo fondamentale garantire ai nostri figli un idoneo diritto allo studio ma ci troviamo costretti a denunciare pubblicamente l’inadeguatezza dei protocolli adottati all’interno dell’istituzione scolastica, nonché alla mancata comunicazione tra gli organi preposti e coinvolti in questa vicenda. Ma andiamo ad esporre i fatti: in data 22 ottobre u.s. – si legge nella missiva – i nostri figli sono entrati a contatto con una insegnante risultata positiva al Covid-19 a seguito di tampone molecolare; della notizia ne siamo venuti a conoscenza tramite fonti esterne e non da canali ufficiali. Dalla data del 22/10 sono trascorsi poi molti giorni, nel silenzio, tenendo le famiglie all’oscuro di quanto si era verificato in ambiente scolastico. Tanto che i bambini hanno continuato a frequentare le lezioni in presenza fino a venerdì 30 ottobre, data in cui il Sindaco Giulivi ha emesso la tanto discussa ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. In data 2 novembre, in considerazione del perdurare di questo incomprensibile riserbo da parte della dirigenza scolastica, abbiamo inoltrato una pec con richiesta di spiegazioni; a questa, non seguiva una conforme e rituale risposta con adeguato mezzo tracciabile ma tramite una telefonata ad uno dei genitori della classe de quo con la quale si spiegava come la scuola non ha poteri fin quando non arrivino comunicazioni Asl quale organo preposto alla valutazione delle criticità“.

“Nella stessa sera, – proseguono i genitori – tramite messaggio whatsapp sulla chat della classe, le maestre comunicavano la misura della quarantena di tutta la classe dal 3 novembre al 6 novembre. La mattina seguente, il 3/11 quindi, dopo ulteriore istanza di un genitore alla scuola, soltanto lui riceveva una email dalla quale veniva a conoscenza che la misura della quarantena era intervenuta già dal 24 ottobre e fino al 6 novembre. La suddetta email recita così: “Facendo riferimento alla disposizione del dipartimento di prevenzione, equipe Covid-19 scuola sicura, pervenutaci in data 30/10 e protocollata dai nostri uffici in data 02/11/2020 con protocollo n. 4655/A36, si dichiara che gli alunni della sezione C plesso Leoni sono in quarantena dal giorno 24/10/2020 al 06/11/2020”: Sottolineiamo come ad oggi 4 novembre, nessun altro genitore della classe ha ricevuto questa comunicazione ufficiale”.

I ritardi verificatisi in questa vicenda sono oggettivamente inaccettabili – aggiungono i genitori – La Asl comunica una quarantena, a detta della scuola, il 30 ottobre ma che sarebbe dovuta partire il 24, mentre invece erano tutti tranquillamente in classe, senza mascherina (come da DPCM poiché di età inferiore a 6 anni), con il perdurare di atteggiamenti omertosi da parte della dirigenza scolastica. Vogliamo rimettere tutto questo alla Sua attenzione, insieme ad altri genitori di bambini frequentanti altre classi a cui è stato riservato lo stesso trattamento reticente, poiché ne va della salute pubblica e non si può accettare che dei bambini entrati a contatto diretto con un positivo possano essere abbandonati tra le lungaggini di un sistema che non corre veloce quanto il virus e che pertanto non garantisce né la salute dei nostri figli né delle famiglie coinvolte”.

Vogliamo far tornare a scuola i nostri bambini ma non in queste condizioni – conclude la lettera – Vanno rivisti i protocolli oppure attuati al meglio quelli esistenti, senza colpevoli ritardi nelle comunicazioni e nelle effettuazioni dello screening. In conclusione, possiamo dire che la scuola si è dimostrata non sicura, con un contact tracing ormai saltato, non idonea al contenimento del virus e per questi motivi riteniamo meritoria qualunque azione fino ad ora intrapresa necessaria a fermare l’effetto domino ormai innescato all’interno delle classi, per riuscire a riaprire in condizioni di effettiva sicurezza al termine di queste tre settimane”.