CIVITAVECCHIA – Nuovi orari, esigenze a cui dare risposta, classi da non dividere, docenti, personale Ata, progetti e controlli agli ingressi: quando tutto sembra quadrare, ecco che arriva il Governo a cambiare di nuovo le carte in tavolo con il lavoro vanificato. E bisogna ricominciare. In pochi mesi di scuola, alle superiori in particolare, i programmi sono cambiati più volte e l’incertezza regna sovrana. Oggi ancora di più. Perché lo slittamento dal 7 all’11 gennaio della riapertura in presenza, almeno al 50%, sembra solo spostare i problemi di qualche giorno.
Ne è convinto il dirigente del Marconi, Nicola Guzzone, il quale ha stigmatizzato soprattutto il fatto di essere stati completamente bypassati. «Oggi la parola d’ordine per tutti noi è resilienza – ha spiegato – non è semplice affrontare questa situazione; e oggi ribadisco il mio ringraziamento ai docenti, agli alunni a tutti i collaboratori senza i quali non ce l’avremmo fatta. Il grande problema oggi è rappresentato dall’ingresso alle 10; ne abbiamo parlato anche a fine anno con il Sindaco, nel corso di una riunione con tutti i dirigenti». Perché da lunedì il 50% degli studenti potrà tornare in classe; di questi il 40%, entrerà alle 8 e il 60% alle 10. Con la percentuale poi invertita ieri, quando il tavolo presieduto dal prefetto di Roma Matteo Piantedosi ha accolto la proposta. «I dubbi restano sulle capacità organizzative – ha aggiunto Guzzone – e sul fatto che stiamo entrando nei mesi freddi, quelli caratterizzati ogni anno dalle influenze stagionali».
Il problema dei trasporti non sembra essere ancora risolto. Civitavecchia non è Roma ed i problemi sono diversi. «Se non sarà garantito il servizio, dovremo chiedere all’Ufficio scolastico regionale una deroga – ha aggiunto la dirigente scolastica del liceo Galilei e dell’IIS Via dell’Immacolata 47 Maria Zeno – seguiamo le direttive ma era chiaro che lo scaglionamento degli ingressi, al momento tassativo, avrebbe comportato altri problemi. Stiamo a vedere cosa avverrà anche visto l’aumento dei contagi. Ma certamente sarebbe utile tornare in presenza a problematicità risolte ed avendo la possibilità di restarci a lungo. Confidiamo in risoluzioni o che almeno ci sia una osservazione dei dati di realtà».
Per la dirigente del IIS Calamatta Giovannina Corvaia «siamo in un 2020 bis – ha spiegato – quello che abbiamo messo in campo è un lavoro complesso e gravoso; lo facciamo senza troppi margini di manovra per garantire la salute e l’ingresso in sicurezza per studenti e personale. Siamo perennemente in contatto con il presidente del consiglio di istituto, i rappresentanti di classe, famiglie e alunni. È difficile far quadrare ancora l’orario, pensiamo anche ad una possibile apertura il sabato, ma questo comporterà problemi sul fronte del personale, soprattutto non docente. Cerchiamo di lavorare al meglio per uno scuola sicura».
Tra assemblee, scambi di email, telefonate continue, orari rimodulati, organizzazione per ingressi ed uscite, gli istituti non si sono fermati mai. «Per ora l’unica cosa certa è la didattica a distanza domani e venerdì – ha sottolineato la dirigente dell’IIS Viale Adige Stefania Tinti – purtroppo la situazione è molto vaga e abbiamo riscontrato una mancanza di rispetto per il lavoro: slittare il rientro di qualche giorno, invertire le percentuali, non è cosa da poco: c’è un mondo che si muove dietro. Dall’inizio dell’anno abbiamo cambiato organizzazione per dieci volte; i nostri ragazzi sono fin troppo comprensivi. Stiamo lavorando tanto, va bene tutto, ma programmato e con certezze».


