chiara pinzi*
Da quasi ormai un anno, il mondo si è trovato a far fronte ad un’epidemia a livello globale, che in pochissimo tempo è riuscita a far cambiare le abitudini di tutti. Dal lockdown ai divieti di assembramenti, obbligo di mascherina, massima sicurezza. Ma quanto questo cambiamento radicale della routine ha influenzato gli individui? Si stima che la categoria che abbia risentito maggior pressione e stress dal punto di vista psicologico, sia stata quella degli adolescenti, ragazzi e ragazze di età compresa tra i 12e i 19 anni. Da varie interviste, emerge che il problema più grande che si sono trovati ad affrontare, sia stato proprio il periodo di chiusura totale: la mancanza di rapporti con l’esterno, con la socialità e l’impossibilità di sfogarsi al di fuori delle mura domestiche, ha portato gli adolescenti a provare emozioni quali stress, ansia, e in casi più estremi, ad una condizione di apatia. «Era come se fossi in una bolla, come se non fossi più me stessa; mi sentivo distaccata da tutto – afferma una ragazza – probabilmente tutto ciò è stato causato dall’assenza di rapporti interpersonali, mi sentivo così strana». E come lei, moltissimi altri adolescenti affermano di aver avuto un periodo “buio” nella lunga quarantena che “sembrava non finisse mai”. Ma allo stesso tempo, per altri giovani il lockdown ha portato ad indagare su loro stessi, attraverso una forte analisi introspettiva, arrivando ad apprezzare ciò che prima si dava per scontato e a riscoprire la libertà di cui sono stati privati.
*5ALSU Guglielmotti

