CIVITAVECCHIA – A poche settimane dall’ultima manifestazione di protesta, i metalmeccanici di Torre nord tornano a scioperare e lo faranno domani, per le prime tre ore di ogni turno, con presidi dalle 6 alle 10 e dalle 14 alle 17 davanti ai cancelli della centrale.
“La transizione ecologica è un’esigenza di dimensioni globali non più rinviabile, perché se da un lato si tratta della salute di tutti, dall’altro è in gioco la possibilità di garantirsi un futuro di lavoro e sviluppo grazie alle energie rinnovabili con tutte le tecnologie ad esse collegate – ha spiegato Giuseppe Casafina della Fiom Cgil – non è un caso che proprio a questo processo siano stati destinati gran parte dei fondi europei che da mesi sono oggetto di dibattito, persino della crisi di Governo. Per Civitavecchia il Ministero ha detto chiaramente che si aspetta dei progetti dal territorio e la discussione in atto su idrogeno ed eolico offshore è un segnale molto positivo che merita il sostegno di tutti. Allora perché Enel, l’azienda più grande del territorio, sul piano nazionale e internazionale ragiona sulle rinnovabili mentre per quello locale, in un territorio che ha dato tutto alle esigenze nazionali e con centinaia di lavoratori nell’indotto, insiste su un progetto che a regime ne occuperà appena qualche decina? Ognuno deve fare la sua parte: Civitavecchia può continuare ad avere un ruolo nella strategia energetica nazionale, con un’industria sostenibile in grado di garantire lavoro per tutti”.
Lo sciopero è indetto anche dall’Usb che sottolinea come “al di là del sostegno formale registrato, tuttavia, continuiamo a non registrare iniziative adeguate alla gravità dei temi che abbiamo di fronte. Eppure una cosa è ormai chiara a tutti – ha spiegato Roberto Bonomi – i nuovi impianti a gas, qualora fossero realizzati, non produrranno né occupazione e né ricchezza, ma solo un cospicuo tornaconto per Enel e Tirreno Power grazie ai corrispettivi riconosciuti dal Capacity Market (75.000 euro all’anno per ogni nuovo megawatt istallato). Un’evidenza indiscutibile, che dovrebbe imporre a tutti una diversa agenda riguardo le esigenze di questo territorio. Da un lato Enel e Tirreno Power a cui si chiede un impegno ben diverso dal passato, anche cogliendo le opportunità offerte dalla transizione energetica. In particolare Enel, non può pensare che il problema occupazionale possa ridursi al contenimento degli esuberi in attesa di riuscire a costruire il nuovo impianto, senza curarsi degli esiti sociali che ne deriveranno inseguito. Ciò che serve è piuttosto un progetto di lungo periodo, investimenti puliti che possano produrre i posti di lavoro finora garantiti dalla centrale a carbone. Dall’altro le istituzioni – ha aggiunto – che devono interpretare questa fase con urgenza e concretezza. Siamo ormai giunti a un bivio cruciale. Il modello di sviluppo basato sulle centrali sta per venire definitivamente meno e se non se ne realizza un altro della medesima portata si rischia di precipitare in una drammatica crisi economica e sociale. Il problema non è quindi solamente dei lavoratori degli appalti. Serve quindi agire affinché l’intero territorio parli con una sola voce, promuovendo un nuovo progetto di sviluppo sostenibile. Per questo i lavoratori tornano a scioperare, chiamando tutti a un’assunzione di responsabilità, e per questo abbiamo scritto al Sindaco Tedesco invitandolo ad assumere celermente l’iniziativa con l’apertura di un “Tavolo del lavoro” da dedicare a questi temi. Occorre superare ogni incertezza, il tempo delle decisioni è adesso”.
Ad esprimere solidarietà i comitati e le realtà territoriali che animano la Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”. “Come ribadito più volte in tutte le nostre iniziative e in tutti i nostri interventi pubblici – spiegano – la transizione ecologica di cui tanto si parla negli ultimi mesi è un obiettivo irrinunciabile per fermare il riscaldamento globale e l’inquinamento locale, ma potrebbe essere al contempo uno strumento efficacissimo in mano ai lavoratori e alle lavoratrici di ogni città per difendere i loro diritti e conquistare nuovi spazi e nuove garanzie occupazionali in territori ormai socialmente desertificati da disastrosi piani industriali e dalla monocultura energetica. Lo scorso ottobre, all’ombra della ciminiera di Cerano, la più grande centrale di Brindisi, abbiamo denunciato insieme a decine di lavoratori e attivisti per il clima l’inaccettabile ridimensionamento al ribasso che si avrebbe se la transizione energetica italiana prevedesse anche la realizzazione di nuove centrali turbogas. Crediamo che l’iniziativa dei metalmeccanici di Civitavecchia si inserisca proprio in questo solco e non solo rifletta le contraddizioni di un piano energetico nazionale sbagliato e fuori tempo massimo, ma rivendichi con fermezza il diritto di ragionare subito su piani diversi e progetti alternativi in grado allo stesso tempo di azzerare le emissioni inquinanti e di creare nuovi posti di lavoro. Davanti a questa richiesta, tanto ragionevole quanto inascoltata, è bene rompere il silenzio ed interconnettere le lotte. Di fronte all’ambiguità dei governi, al greenwashing delle multinazionali e alla possibilità che Enel realizzi nuovi impianti turbogas a Brindisi, Civitavecchia, Fusina e La Spezia, la nostra battaglia non può che unirsi a quella di tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che oggi – hanno concluso – rischiano il posto di lavoro a causa di una strana idea di transizione che non darà nessuna garanzia ai territori inquinati e non saprà neanche liberarsi definitivamente dall’egemonia dei combustibili fossili”.

