CIVITAVECCHIA – Tullio Nunzi, rappresentante dell’associazione Meno poltrone e più panchine, interviene sullo stato disastroso del commercio locale alla luce dei dati forniti dalla Confcommercio cittadina.
Nunzi parla però di “dati generici e complessivi presumo corredati, ma non pubblicati, del numero delle persone intervistate, dei comparti intervistati, delle zone(periferia o centro storico) coinvolte. Dati preoccupanti ma generici che centrano, ma soltanto in parte, il problema che ha bisogno invece di indagini più analitiche, dettagliate, circostanziate, con dati spacchettati, riferiti in particolare ai settori”.
Per Nunzi, ad esempio, “l’ultimo decreto Draghi, chiamiamolo così, ha evidenziato – dice – alcune novità assai positive, come l’abbandono dei codici Ateco e forse ristori più immediati ma sicuramente è stata criticata la scarsità delle risorse. I 32 miliardi per la platea di 3 milioni di soggetti sono pochi, tenendo conto che la spesa per consumi è crollata per 130 miliardi”.
È quindi necessaria una distinzione tra i settori perché alcuni, come ad esempio la filiera sanitaria o quella alimentare non hanno subito pesanti perdite legate alle chiusure.
“Ci sono comparti – continua Nunzi – che invece sono comparti ad elevato rischio, se non zombie economici, che si limitano semplicemente alla pura sopravvivenza e privi assolutamente di riserve economiche. Mi riferisco a abbigliamento, ristorazione, turismo, cultura, professioni, sport e le imprese che sono stati chiuse per mesi, con ricavi che vedono diminuzioni tra il 60% ed il 90 %, e su cui l’indagine non da indicazioni chiare. Per fare un solo esempio fatto dalla federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio. Un ristorante a Civitavecchia che fatturava 500mila euro e che ha perso, nel 2020, per le chiusure il 30% del fatturato (165 mila euro) riceverà un contributo di 5mila euro. Così come per un bar civitavecchiese, 150mila euro di fatturato, il bonus sarà di 1875 euro. Cifre irrisorie che, se non modificate, faranno saltare un intero sistema economico. Sarebbe bello altresì sapere la differenza tra imprese cessate e nate, con differenze tra centro e periferia, ed avremo numeri assai devastanti. Né tantomeno possiamo sperare nelle crociere il cui andamento, almeno fino ad agosto, sarà assai scarso. Bisogna cominciare a pensare anche questo anno al turismo di prossimità, così come è stato annunciato dall’assessore. Certo che l’arrivo delle cartelle tari spiazza un po’ tutti i settori, che sono stati chiusi mesi, Né il degrado della città e la pulizia sono consoni a quelle di una città turistica. E di questo – conclude – sicuramente Confcommercio si farà partecipe”.


