alessia fanelli*
A partire dalla scorsa settimana, e in particolare da mercoledì 8 aprile, gli studenti sono tornati a scuola. Si tratta però di un rientro parziale. Nel Lazio, così come in tutte le regioni in zona arancione, a tornare in didattica in presenza dal 50% al 75% sono gli studenti delle superiori. Le attività laboratoriali restano garantite in presenza salvo focolai all’interno dell’istituto. Il Governo Draghi non si accontenta di questo parziale rientro e punta ad aprire nuovamente la scuola per tutti.
Sul tavolo c’è in ballo la programmazione della didattica nei mesi estivi. Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi pochi giorni fa ha tenuto un incontro con le Regioni per dare forma al progetto, stilando un calendario per le attività da fare in estate: a giugno recupero degli apprendimenti, a settembre accoglienza e nei mesi di luglio e agosto socializzazione e aspetti ricreativi.
Per tali attività occorrono fondi e si pensa che l’erogazione media per ogni istituto si aggiri attorno ai 18mila euro. La cifra verrà erogata in base al numero degli studenti.
Docenti e studenti, non sono d’accordo su questa mossa del Governo, sostenendo che in questi mesi di DaD nessuno ha perso tempo e non vi è alcuna necessità di recupero durante i mesi estivi. Proprio per questo, la risposta del Governo si accoda ed a oggi pare che le attività sarebbero su base volontaria.
Intanto Rete Studenti medi Lazio, fa sapere sulla sua pagina instagram, che bisogna ripensare alla scuola e in mancanza di supporto da Governo e Regioni, saranno proprio gli studenti a scendere in campo. Al centro il “Next Generation Ue” che può essere una ripartenza per i luoghi di formazione.
*4A LC Guglielmotti


