Tecnologia e mondo del lavoro: enormi i cambiamenti
Scuola e Università
13 Aprile 2021
Come progresso, avvento di internet e ingresso nell’era digitale hanno modificato la società influenzando ogni aspetto della vita quotidiana
Tecnologia e mondo del lavoro: enormi i cambiamenti

daniele spinelli*

Il progresso tecnologico, l’avvento di Internet e l’ingresso nell’era del digitale hanno portato enormi cambiamenti nel mondo del lavoro e nella società, influenzando ogni aspetto della nostra vita. Sebbene tali cambiamenti abbiano indubbiamente portato a una migliore qualità della vita, in molti si chiedono se, con l’avanzare della tecnologia, l’essere umano possa diventare superfluo ed essere rimpiazzato da macchine sempre più forti e intelligenti. Al riguardo, la prestigiosa banca londinese Barclay’s ha affermato che, in realtà, il progresso tecnologico non eliminerà la forza lavoro globale ma, piuttosto, la ridisegnerà. Tale affermazione sembra essere in linea con le previsioni dell’OCSE secondo le quali il 34% dei lavoratori sarà soggetto ad un profondo cambiamento di mansioni e, dunque, non ad una perdita del lavoro. D’altronde, se guardiamo indietro nel tempo, ci rendiamo conto che il progresso tecnologico ha sempre portato un cambiamento del modo di lavorare. Ad esempio, in Italia nel 1861 il 70% della popolazione attiva lavorava nel settore agricolo, oggi è appena il 3% (fonte Istat). Ciò significa che il 67% degli italiani ha dovuto trovare un nuovo lavoro: nel tempo gli agricoltori si sono trasformati in ingegneri, architetti, sviluppatori di software, manager, ricercatori, ecc., tutti lavori che non esistevano nel 1861. Dunque, se è vero che l’innovazione tecnologica rende alcuni mestieri obsoleti, è anche vero che ne crea di nuovi. Tuttavia, rispetto alle epoche del passato la nostra ha un elemento di distinzione: la velocità con la quale si verifica l’innovazione tecnologica che, al giorno d’oggi, richiede uno sforzo molto maggiore per rimanere al passo con i tempi. Oggi sono dunque indispensabili: la capacità di adeguarsi ai cambiamenti (flessibilità) e di reinventarsi (versatilità), la conoscenza delle lingue straniere, il possesso di competenze “digitali” e un elevato grado di specializzazione. Requisisti che, a loro volta, richiedono un ulteriore cambiamento: quello della scuola, dell’università e dell’intero settore della formazione. A tal proposito, il rettore dell’università Bocconi di Milano, portando ad esempio il modello universitario anglosassone, più rapido e teso alla specializzazione, ha sottolineato che nel mondo del futuro, per molte tipologie di lavoro, sarà più vantaggioso conseguire un elevato livello di specializzazione nel più breve tempo possibile, piuttosto che un ampio bagaglio culturale al termine di un lungo percorso accademico.

*3C Scientifico Galilei