Didattica a distanza: tanti i problemi
Scuola e Università
4 Maggio 2021
covid e scuola Il nuovo modo di fare lezione ha messo in evidenza le criticità tecnologiche
Didattica a distanza: tanti i problemi

FEDERICO sotgiu*

All’inizio del 2020, il mondo è stato colpito dal Covid-19 e ha cambiato radicalmente il modo di vivere di tutti noi. Un luogo nel quale, in particolare per la parte più giovane della popolazione, forse si è avvertito di più questo cambiamento, è sicuramente la scuola. Infatti, dalla fine dello scorso anno scolastico, le tradizionali lezioni in classe si sono spesso alternate (o addirittura, si sono fatte sostituire completamente) a quelle in cosiddetta “Didattica a Distanza”, svolte ciascuno da casa propria, in videoconferenza, dal proprio dispositivo. Purtroppo, però, come anche in tutti gli altri ambiti della società, né la scuola né moltissime famiglie erano pronte per qualcosa del genere, soprattutto per quanto riguarda la dotazione informatica dei singoli alunni. Molte famiglie, appartenenti alle fasce di reddito più basse, si ritrovano a non avere una connessione Internet, o un dispositivo con la potenza necessaria per gestire la sorprendente grande quantità di dati da elaborare per garantire il funzionamento dei diversi servizi di videoconferenze utilizzati dalle scuole. Certo, si può fare una richiesta allo Stato per ottenere un dispositivo in comodato d’uso, ma vanno anche considerati quei casi in cui le famiglie non soddisfano i requisiti per la domanda, ma magari non possono comunque permettersi di acquistare un nuovo dispositivo. Considerando i casi sopra elencati, insieme alla mediocre velocità e stabilità della rete Internet nazionale, ci si trova in molti casi di fronte alla mancata garanzia del diritto allo studio, sancito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione. Per quanto riguarda i dispositivi, però, ho pensato a una possibile soluzione, anche se parziale: molte istituzioni statali tendono a rimpiazzare la propria dotazione informatica dopo un numero definito di anni. Spesso, però, rimpiazzano dei computer che avrebbero la potenza necessaria per continuare a svolgere il proprio lavoro e lo fanno solo per via delle politiche aziendali/ministeriali. Per esempio, nel laboratorio di Informatica della mia scuola, ci sono ancora molti computer “vecchi”, ma che, una volta sistemati a dovere, potrebbero, ognuno, garantire a ogni studente un PC per le videolezioni. E se si seguisse lo stesso modus operandi anche per tutte le aziende o le istituzioni di ogni comune, penso che si riuscirebbe a soddisfare in gran parte la domanda, enorme, di PC in comodato d’uso che grava sullo Stato.

*5D SA Marconi