marta polidori e sara buzzi*
Durante questo periodo di pandemia sentiamo molto parlare della grande sofferenza di giovani, i quali non riescono ad esprimersi e vivere in modo sereno: una delle difficoltà principali di questo triste periodo è la didattica a distanza che aggrava e limita le vita di adolescenti. Ma come viene affrontata la Dad da persone adulte? Abbiamo chiesto ad una maestra che insegna da molti anni nella scuola primaria, come ha vissuto l’ultimo periodo, come ha gestito e modificato il suo metodo di insegnamento.
«Fin dall’inizio dell’anno temevo arrivasse il momento della Dad anche per i più piccoli, è diverso fare una video lezione per una quarantena ad un bambino, altro è fare la didattica a distanza per un periodo continuativo all’intera classe – così inizia a raccontarci la maestra preoccupata – i problemi principali sono innanzitutto la paura che non tutti bambini potessero collegarsi, proprio per l’assenza di mezzi tecnologici e ancora più difficile per loro sarebbe stato lavorare in autonomia. Quando la notizia è arrivata, risolto il disagio dei dispositivi, mi sono subito adoperata per lavorare quei quindici giorni, in modo tale che i miei alunni potessero essere interessati e coinvolti».
Infatti spiega: «Mi sono cimentata nella preparazione di presentazioni, video e tutorial, per coinvolgere il più possibile i miei alunni». In quel momento era necessario anche per le insegnati essere in grado di utilizzare “device” e riuscire a preparare contenuti in una forma digitale che potessero arrivare a tutti i bambini.
Inoltre le abbiamo domandato le sensazioni e impressioni nel vedere i suoi piccoli alunni: «Vedevo i miei bambini emozionati nel ritrovarsi dietro uno schermo, ma allo stesso tempo sentivo la loro preoccupazione, proprio perché non tutti conoscevano il computer e non sapevano come utilizzarlo. Più passavano i giorni – ha aggiunto – più i miei alunni erano in grado di padroneggiare quei mezzi tanto temuti, mentre allo stesso tempo aumentava in loro il desiderio di rincontrarsi nella loro vecchia aula».
È così che la maestra conclude speranzosa di rimanere in classe e continuare una didattica in presenza.
*4B LSU Guglielmotti

