Giuseppe Antoci cittadino onorario di Tarquinia: “Il silenzio aiuta la mafia e chi tace muore ogni giorno. Bisogna solo fare squadra e non ce la faranno mai a sconfiggerci”
Cronaca
24 Maggio 2021
Emozionanti le parole dell’ex presidente del Parco dei Nebrodi nel corso della cerimonia che si è svolta domenica
Giuseppe Antoci cittadino onorario di Tarquinia: “Il silenzio aiuta la mafia e chi tace muore ogni giorno. Bisogna solo fare squadra e non ce la faranno mai a sconfiggerci”
Tanti i rappresentanti istituzionali del territorio: dal senatore Fusco al deputato Battilocchio al sindaco di Viterbo Arena. Presente anche Daniele Manganaro il poliziotto che lo salvò dall'agguato mafioso

TARQUINIA – Una giornata di grandi emozioni che resterà nella storia di Tarquinia come esempio della volontà civica, politica e amministrativa di continuare a percorrere gli ideali di giustizia, e come testimonianza di solidarietà alla lotta contro l’oppressione mafiosa.  Una giornata scandita da un unico e solo messaggio “no alla mafia, sì alla legalità”.

Cittadini, studenti, mondo delle istituzioni e associazioni si sono riuniti domenica, in maniera reale e virtuale, a Tarquinia per festeggiare la cittadinanza onoraria a Giuseppe Antoci, l’uomo che nel 2014, da presidente del Parco dei Nebrodi, a viso aperto decise di sfidare il business mafioso in atto in quelle zone, fino al punto di finire come bersaglio in un attentato mafioso scampato solo grazie agli uomini della sua scorta e alla prontezza di azione della Polizia di Sant’Agata Militello, all’ora guidata da Daniele Manganaro, dirigente del Commissariato di Tarquinia fino allo scorso anno.  

Altamente simboliche le tappe della giornata organizzata dall’amministrazione comunale. La mattina, il sindaco Alessandro Giulivi e Giuseppe Antoci si sono recati a deporre un omaggio floreale al monumento di Falcone e Borsellino, presso l’omonimo parco alla periferia della città;

poi, nel pomeriggio, hanno accolto una rappresentanza dei bambini delle scuole elementari per inaugurare il nuovo “albero della legalità” piantato a piazzale Europa, nel cuore del centro storico, con tanti bambini che hanno esposto cartelli colorati.

Poi su, fino al palazzo comunale, dove nella sala del consiglio comunale si è svolta la cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria, durante la quale si sono anche susseguiti i collegamenti in diretta con la Fondazione Falcone ed il presidente della Fondazione Caponnetto e i contributi video realizzati dagli studenti delle scuole medie e dell’Istituto superiore Vincenzo Cardarelli.

 

 

 

 

 

La platea era composta da tanti rappresentanti istituzionali del territorio: dal senatore della Lega Umberto Fusco al deputato di Fi Alessandro Battilocchio, al sindaco di Viterbo Giovanni Arena a quello di Montalto facente funzioni Luca Benni. Non poteva mancare certamente  colui che salvò materialmente Antoci, Daniele Manganaro, tornato a Tarquinia ormai da primo dirigente: promosso per meriti straordinari, a conferma del fatto che lo Stato ha ampiamente riconosciuto la gravità di quel fatto e la coraggiosa azione dei poliziotti, e oggi alla guida del Commissariato di Massa Carrara. Tra i presenti alla cerimonia anche la dirigente scolastica dell’IIss Cardarelli di Tarquinia, Laura Piroli che negli anni  scorsi ha portato Giuseppe Antoci all’interno del suo istituto per parlare di mafia ai suoi studenti.

Nella giornata nazionale della Legalità e nella ricorrenza dell’anniversario della strage di Capaci, il messaggio che la città di Tarquinia ha voluto dare è stato quindi un messaggio molto forte:  “E’ il primo anno che in questa giornata non sono al reparto scorte di Palermo – ha raccontato l’ex presidente del parco dei Nebrodi -. Due anni fa, nello stesso reparto, c’era il figlio di una persona morta in quelle stragi, che guardava le immagini con un volto impietrito. Aveva solo una lacrima che gli scendeva lungo il viso e quella lacrima ha trafitto il mio cuore. Mi ha fatto capire il valore del sacrificio del vivere sotto scorta. Questo paese di simboli e di eroi ne ha avuti troppi, adesso ha bisogno di normalità. Quante persone, nel silenzio, al di là di Antoci, mettono a rischio le loro vite? Tantissime, magari ribellandosi alle mafie e smettendo di pagare il pizzo. Queste persone sono un pezzo di Stato, sono degli eroi. Nella vita si può morire in tanti modi. Per esempio si può morire uccisi in un attentato di mafia ma anche morire ogni giorno, girandosi dall’altra parte e fare finta di non vedere. Il silenzio aiuta la mafia e chi tace muore ogni giorno. Noi siamo più di loro. Le persone perbene sono più di loro, bisogna solo fare squadra e non ce la faranno mai a sconfiggerci. Sono dei poveracci e noi siamo così tanti che sono loro a dover avere paura”.

Parole importanti, quelle di Giuseppe Antoci, testimonianza viva che ce la si può fare. Premio nazionale Paolo Borsellino 2016 e Premio continentale per l’Ambiente 2016, Giuseppe Antoci per la sua scelta di legalità vive da anni sotto scorta,  proprio per aver spezzato il business delle cosche mafiose sui terreni pubblici del Parco dei Nebrodi. Da presidente dell’area protetta, nel 2014 infatti introdusse il protocollo che impone il certificato antimafia alle aziende cui vengono concessi in affitto pezzi di demanio: in Sicilia, nei Nebrodi, per anni i boss si sono infatti accaparrati le terre pubbliche a prezzi stracciati, dichiarando di essere puliti e di impiantare lì colture biologiche, al solo scopo di incassare milioni di euro di fondi Ue destinati all’agricoltura. Il 27 settembre 2017 il “protocollo Antoci” è stato recepito in toto nel nuovo Codice Antimafia ed ora è una legge dello Stato.

Proprio l’istituzione del protocollo ha scatenato la rivolta della mafia locale che ha cominciato a perseguitare e minacciare Antoci costringendolo alla scorta. Il culmine venne raggiunto la notte del 18 maggio 2016 quando, sulla strada isolata tra le montagne dei Nebrodi, di rientro da una cena, Antoci e la sua scorta vennero bloccati da un commando mafioso. Fortunatamente in quegli istanti arrivava sulla stessa strada anche la pattuglia della Polizia con a bordo Manganaro  che aveva salutato Antoci pochi minuti prima, al termine della cena. Manganaro infatti si accorse di strani movimenti all’uscita di quel ristorante e all’ultimo momento, anziché procedere verso casa, decise di seguire Antoci, per maggiore sicurezza. Ed ebbe ragione. In pochi secondi raggiunse il punto dove era in atto l’agguato e con i suoi uomini non esitò un attimo a sparare contro il commando, riuscendo a metterlo in fuga.

«Sono felicissimo,  il mio grazie al sindaco Alessandro Giulivi, alla sua amministrazione e a tutto il consiglio comunale – le parole di Giuseppe Antoci  – Abbraccio tutta la comunità di Tarquinia. Diventare cittadino onorario di un luogo così pieno di storia e di cultura mi riempie di gioia ma anche di tanta responsabilità. Spero di esserne all’altezza».