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    Sport
    3 Giugno 2021
    IL FOCUS Vuole far diventare “core” il porto della Capitale, intanto il presidente dell’Adsp racconta il suo “core” da tifoso
    Musolino: ”Venezia e la Finlandia, la Serie A dei miei grandi amori”
    «Dai 14 ai 22-23 anni allo stadio Penzo ho sempre seguito il club col mio fedele abbonamento. L'Adsp? Rispondo con una metafora calcistica: c’è un’ottima squadra, con lo schema giusto sarà un porto di Serie A»

    MATTEO CECCACCI

    È uscito per un giorno fuori dagli schermi ordinari e anche dal porto di Civitavecchia, d’altronde la presidenza di Molo Vespucci, per quanto lo possa assorbire, viste le rilevanti responsabilità che ne derivano, non è la tutta la sua vita.
    Pino Musolino, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, a una settimana dal passaggio del suo Venezia in Serie A, si è raccontato senza filtri, parlando della sua fede calcistica che rispecchia la sua città natale: Venezia.
    Storie, ricordi di gioventù, aneddoti, l’esperienza nella curva dello stadio Penzo per più di cinque anni: l’ex numero uno dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale si è lasciato andare e con entusiasmo ha cercato di ripercorrere tutti quei momenti che lo legano alla squadra della città lagunare, che fin da piccolo gli ha fatto diventare il cuore neroverde e col tempo anche bianco e blu, i colori della Finlandia, nazione molto cara a Musolino che sa di famiglia, considerate le origini della moglie e la città in cui è nato l’unico figlio.
    LA GIOIA, GLI ANNI IN CURVA E IL PERIODO DELLA VIOLENZA NEGLI STADI. «Il mio cuore – esordisce il presidente Pino Musolino – metà neroverde e metà finlandese ovviamente è scoppiato di gioia al momento della promozione in Serie A del mio Venezia, che arriva dopo ben diciannove anni. Mi dispiace solo che quest’anno purtroppo, non essendo in città, non ho potuto seguire da vicino la squadra, e non mi sono potuto godere questa promozione, che aspettavo ormai da tanti anni. Ma quando ero ragazzino l’ho seguita tanto, sia dal rientro della serie B ai campionati di serie A. La promozione dalla C alla B nell’annata 91-92 la ricordo benissimo, anche perché è da qui che iniziammo a fare un decennio in serie B, che seguii con il mio fedele abbonamento in curva dai 14 ai miei 22-23 anni, arrivando secondo me al super Venezia del 1998, quello di Recoba, uno squadrone che addirittura rifilò due “perette” (sic) alla Roma e due “perette” alla Lazio, un 3-1 all’Inter dopo aver disputato una delle partite più mostruose e il pazzesco 4-1 alla Fiorentina in casa. Non c’erano veramente rivali, anche perché in squadra c’erano giocatori come Iachini, Lupi, Maniero, Cossato, Pistone e Pedone. Devo però confessare una cosa: poco dopo la retrocessione in serie B (avvenuta nel maggio del 2002, ndr) – prosegue Musolino – un po’ per la retrocessione, un po’ perché si era sciolta la squadra, avevo perso la voglia di tifare. È vero che lavoravo e studiavo e non avevo più il tempo degli anni precedenti, ma quel periodo non era bello. Era il periodo tempestato da atti di violenza negli stadi, e a me che facevo anche molte trasferte, mi levò letteralmente la voglia di tifare, perché non sarebbe più stato come prima. Non ci sarebbe stata più quell’atmosfera da post partita dalla serie “panino e birra”. Ma uscire e rischiare di prendere una cinghiata da parte di qualcuno, mi portò a separarmi dal calcio e dalla curva. Però ho ottimi ricordi di ragazzi e tanti amici, anche conosciuti in pullman».
    L’ANEDDOTO COL CAPO ULTRAS. Che il calcio porta anche legami di amicizia si sa. Ma per Musolino è successo qualcosa di ancor più bello.
    «Il mio compagno di banco del Liceo, Nicola, – spiega Musolino – diventò uno dei capi ultras della curva del Venezia, che io seguivo. E poi, a distanza di vent’anni lui capo del comitato “No grandi navi” e io presidente del porto. A un certo punto accadde che ci trovammo a un confronto, anche duro, con il comitato, in cui tutto d’un tratto lui fece il capo popolo, ma io gli ricordai che eravamo compagni di banco del liceo. Allora mi guardò e ci mettemmo a ridere, così da lasciare da parte i contrasti derivanti dagli incarichi che in quel momento ricoprivamo».
    LA NOSTALGIA DI CANAL GRANDE E IL DOPPIO FESTEGGIAMENTO IN CHIAVE FINLANDESE. Il Venezia in formazione ha due giocatori finlandesi, il portiere Maenpaa e Myllymaki. Un dato che ha portato ancora più felicità al presidente, visto che la Finlandia è ormai la sua seconda casa.
    «Se fossi stato a Venezia – prosegue Musolino – oltre a festeggiare a Canal Grande, sarei andato proprio allo stadio. Anzi, lo confesso: sarebbe stata una di quelle rarissime volte nelle quali probabilmente avrei cercato di sfruttare l’incarico per poter essere tra i pochi presenti allo stadio. Ovvio che sono scoppiato di gioia anche per la Finlandia: sono molto felice per mia moglie finlandese e per mio figlio, nato in Finlandia. Ci tengo molto, perché ormai ho un pezzo di famiglia e di cuore in Finlandia da oltre undici anni. E come detto nella squadra di mister Paolo Zanetti ben due giocatori hanno contribuito alla promozione: il portiere Maenpaa e il giovane centrocampista Myllymaki, premiato nel 2019 come miglior sportivo della Finlandia. Inoltre ha un potenziale molto importante e può essere una pedina fondamentale in Serie A. Ma c’è da stare attenti – ecco il manager Musolino che emerge sul tifoso – al prossimo calciomercato tra plusvalenze e ricapitalizzazioni. Mi auguro comunque che il presidente americano faccia una buona campagna acquisti».
    IL PUNTO SULLO STADIO. Ne ha trascorsi di anni nella curva dello stadio Pier Luigi Penzo Pino Musolino, ma oggi per il numero uno dell’Adsp sono tanti i punti da limare sull’impianto lagunare.
    «È uno degli stadi più belli del mondo – afferma Musolino – perché si trova sul centro della laguna e dall’alto della curva da destra a sinistra si vede l’acqua, la laguna e un pezzo della città storica. Credo davvero che non esiste stadio più bello al mondo, anche perché ci si va a piedi. Purtroppo ora, non essendo omologato, la società sta cercando un’altra soluzione, e questa è quasi una sconfitta. All’epoca Zamparini, prima di andare al Palermo, voleva fare lo stadio all’inglese, ma gli fu vietato e quindi andò via. Ora sono 21 anni che ancora stiamo con lo stadio con i tubi innocenti. E questo veramente lo trovo assurdo. Non abbiamo né un Palazzetto dello Sport né uno stadio degno del nome della città. Ahimè, devo dire che Venezia è una città con scarsissima propensione alle strutture e alle infrastrutture legate allo Sport, ma questo probabilmente perché da troppi anni ci si è concentrati soltanto sulla parte turistica».
    L’AUSPICIO E IL POSTO ALL’OLIMPICO. «Penso – afferma il presidente – che l’esperienza del calcio moderno sia qualcosa che possa far crescere complessivamente tutti. Sicuramente un anno di Serie A spingerà a professionalizzare, a spingere e a fare meglio, sperando poi che si riesca a concludere con un buon piazzamento facendo un decente campionato conquistando una buona salvezza, in modo tale che si possa aprire un ciclo che può far crescere ulteriormente tutto lo sport. Stando qui a Civitavecchia, superfluo dire che quando ci saranno Roma-Venezia e Lazio-Venezia sarò di sicuro in tribuna all’Olimpico».
    L’AMORE PER LA CIVITAVECCHIA SPORTIVA. «Mi riservo – conclude speranzoso il presidente Pino Musolino – anche di andare a vedere il Civitavecchia nel prossimo campionato. Dico la verità: ho in mente di andare a fare una serie di cose appena il lavoro me lo permetterà: andarmi a vedere la pallanuoto, perché è lo sport storico della città e Civitavecchia vanta una grande tradizione. E poi, il calcio, perché praticamente Civitavecchia è la squadra dei portuali e il presidente del porto non può non andare a seguirla. Infine, da vecchio cuore rugbista, non posso non andare a vedere la partita del Crc in Serie A e perché no, magari fermarmi per un terzo tempo con la squadra, perché io nasco rugbista – scarso – ma pur sempre con un passato da giocatore. Lo sport civitavecchiese merita molta attenzione da parte di tutti».
    CIVITAVECCHIA MUSOLINO “CORE”. Entro un paio di anni il porto di Civitavecchia potrebbe diventare “core” grazie alla sua centralità, così come il Venezia Calcio, che fra tre mesi potrebbe occupare una posizione in classifica “centrale” nella nuova Serie A.
    «Sono giovane – conclude Musolino – ho 43 anni. E come quegli allenatori di quelle squadre, che quando arrivi la rosa è retrocessa, sono tutti tristi, e allora che fai? Cominci a fare belle partite con la gente che ti carica. Poi è un caricarsi a vicenda. Devo dire la verità, ho una grande opportunità: non nascondo che la situazione è particolarmente difficile, però è anche stimolante pensare che si possa fare un bel lavoro in città e provare a costruire un pezzetto del futuro di Civitavecchia ben oltre il mio mandato. Bisogna provarci, anche perché vivo qua, mi son trasferito qua, mia moglie e mio figlio sono qua, sono un cittadino di Civitavecchia e quindi, oltre a cercare di dare il mio contributo per la crescita e lo sviluppo della città, il minimo che posso fare appena avrò un po’ di tempo, sarà quello di andarmi a godere un po’ di sport per le nostre squadre, tranne quando il Venezia giocherà con la Roma e con la Lazio. In questo caso lo ammetto: vi dovrò abbandonare».
    Infine, il numero uno di Molo Vespucci, lascia tutti i civitavecchiesi e i cittadini del territorio con una speranza basata sulla ricetta per far crescere e migliorare il porto e l’intero indotto.
    «Tutti insieme – conclude il presidente – dobbiamo cercare di annodare i pezzi che ci sono. C’è il porto, c’è il turismo in città, c’è una grande offerta che si trova nei circondari, prodotti top, di grande cultura, ma che non abbiamo mai messo a sistema in precedenza. Ma ci sono e potrebbero, anzi dovrebbero essere valorizzati. Cosa che fino a questo momento non è stata fatta. Parafrasando lo sport: abbiamo un grande centrocampista, un ottimo difensore, un bellissimo portiere, un bell’attaccante, i quali però non hanno lo schema per giocare assieme. Ecco, dobbiamo cominciare a pensare allo schema. Ma non guardiamo subito al tiki taka di Guardiola. Cominciamo con un bel 4-4-2 serio con i passaggi giusti e la diagonale giusta e poi mano a mano che diventiamo bravi possiamo diventare il Barcellona. Basta crederci. Perché possiamo veramente diventare di Serie A».
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