Le grandi contraddizioni di un certo tipo di ambientalismo a “corrente alternata” di casa nostra sono emerse negli ultimi giorni su due questioni di grande importanza per il territorio: il completamento della trasversale stradale per Orte e la riconversione a gas di Tvn.
Nel primo caso grandi feste, di comitati e M5S, per la salvaguardia del falco grillaio, che nei suoi spostamenti raggiunge anche alcune zone della valle del Mignone, che costerà qualche centinaio di milioni di euro in più per definire e realizzare un altro percorso e, per il porto di Civitavecchia e tutto l’alto Lazio, anni ancora di gap sempre più difficile da colmare con Livorno e altri poli logistici che a differenza nostra sono ben collegati con l’Europa, l’Adriatico, il resto dell’Italia.
Lo sviluppo sostenibile è uno dei pilastri del nuovo green deal europeo, in cui si parla di idrogeno, economia circolare e, appunto, sostenibilità.
In scelte come quelle fatte nel corso di alcuni decenni per la trasversale, non c’è nulla di sostenibile, economicamente ma nemmeno ambientalmente, visto che il saldo complessivo va calcolato anche tenendo conto dei congestionamenti della stessa valle del Mignone, per le file quotidiane di trattori, auto e mezzi pesanti su una arteria inadeguata come l’Aurelia bis.
Dall’altra parte ci sono gli stessi sostenitori dell’attuale maggioranza Pd-M5S della Pisana, che oggi sono in grande imbarazzo alla luce dell’annunciato dietrofront sulla questione gas per l’Enel. Coerenza vorrebbe delle scelte politiche conseguenti.
Ma si sa, la coerenza è virtù di pochi.
Come del resto dimostrano anche alcuni passaggi dell’assessora grillina Roberta Lombardi, paladina delle energie alternative, che però a luglio con un suo emendamento al collegato di bilancio regionale ha sospeso fino al 30 giugno 2022 le nuove autorizzazioni di impianti di produzione di energia eolica e le nuove installazioni di fotovoltaico posizionato a terra di grandi dimensioni.
E intanto punta tutto sull’eolico off-shore, come verrà a ribadire la prossima settimana in un convegno ad hoc organizzato in porto.
Come se l’impatto paesaggistico di maxi pale galleggianti all’orizzonte fosse minore di quello stradale per il falco grillaio o, per restare in tema marino, delle vasche da posizionare al largo per la pescicoltura.
Senza un master plan di area dello sviluppo strategico e sostenibile del territorio, il rischio che si proceda a zig zag in base alle mode o ai “pallini”, per non dire convenienze, del momento è forte come quello di restare prigionieri in una sorta di gioco dell’oca in cui Civitavecchia è condannata a ripartire sempre da zero, senza arrivare mai a meta.
Ora come non mai serve invece un lancio di dadi deciso da parte di player (istituzionali pubblici e stakeholder privati) che abbiano una idea precisa di dove andare e come arrivarci.
Diversamente, saremo tutti condannati a un declino inevitabile.
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Rassegna stampa dal quotidiano LA PROVINCIA del 16 ottobre 2021

