CIVITAVECCHIA – “Enel: finché ci saranno i vostri impianti i lavoratori rimarranno tutti quanti”. “Sì alla transizione energetica, no agli esuberi”. “I portuali Minosse dicono basta…sciopero ad oltranza”. Sono questi gli striscioni esposti questa mattina fuori la centrale Enel di Tvn, teatro del nuovo presidio messo in atto dai lavoratori dell’impresa Minosse, azienda che si occupa della movimentazione del carbone. L’allarme era stato già lanciato nei mesi scorsi da Filt Cgil e Usb, sindacati che stanno seguendo da vicino la vertenza; tanto che era già stato proclamato lo stato di agitazione. In assenza di risposte e certezze si è arrivati allo sciopero di oggi, con la possibilità di prolungare per ulteriori tre giorni continuativi. “L’adesione oggi è stata del 100%, con i lavoratori che si sono fermati nei quattro turni – ha spiegato il segretario Usb Roberto Bonomi – lo sciopero ha bloccato la discarica della nave carboniera ormeggiata in banchina”. Il problema è quello legato ai tagli del personale: meno 11 persone a gennaio 2022 e meno 7 a gennaio 2023, su un totale di 37 unità, come previsto dal nuovo contratto tra impresa e Enel. Peccato però che lo scenario iniziale era legato alla chiusura della centrale nel 2023, ipotesi di cui oggi non ci sono certezze. Oggi invece si registra un disallineamento che vede ancora i lavoratori pagare un prezzo alto. “Siamo chiamati a gestire la transizione – ha aggiunto Alessandro Borgioni della Filt Cgil – ma non si può pensare possa essere fatto solo attraverso gli ammortizzatori sociali. Chiediamo una continuità occupazionale rispetto alla proiezione della chiusura della centrale e, al tempo stesso, limitare i danni rispetto alla gestione della transizione”. Anche l’Authority è chiamata a fare la sua parte, come mediatore e come interlocutore con Enel per quelli che possono essere, a detta dei due sindacati, i progetti alternativi legati proprio alla logistica, attraverso quella che è la vera e classica vocazione del porto. “Non ci sono date sull’uscita dal carbone – hanno aggiunto alcuni lavoratori – ma un’unica certezza c’è: la data per mandarci a casa”.
Intanto la segreteria del Pd esprime solidarietà ai lavoratori di Minosse. “Operai specializzati, valore aggiunto della filiera produttiva energetica, che dovrebbero essere il cardine dei processi che accompagnano la transizione ecologica, lasciati invece con lo spettro della mobilità già dal prossimo mese di gennaio e senza certezze per il futuro – spiegano – il phase-out dal carbone è stato previsto da tempo dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), ma non ci sono stati per ora da parte di Enel progetti alternativi e credibili discussi e condivisi con il territorio, con le parti sociali e con le istituzioni. Questa incertezza nella programmazione da parte di Enel, unita all’anacronistico tentativo di spingere per la riconversione a gas che poco ha di “transizione” (durerà decenni) e poco ha di “ecologico” (è sempre un combustibile fossile), nascondendosi dietro la foglia di fico della decarbonizzazione, porta già i suoi effetti negativi con i tagli per le aziende locali che operano nel settore. Auspichiamo pertanto che al centro delle politiche industriali che mirano alla transizione ecologica, come recentemente affermato dal nostro Governo nell’ambito del Consiglio Europeo, ci siano quelle azioni sostenibili e virtuose che “non comportano necessariamente una distruzione di posti di lavoro ma semmai un ampliamento dell’occupazione”.
Per questo, durante la protesta, il segretario del Pd, Stefano Giannini, ha concordato con i lavoratori alcune iniziative, tra le quali utilizzare i canali istituzionali del partito per coinvolgere Regione e Governo nella ricerca di una soluzione che, comunque sia, non si esaurisca soltanto nella vertenza Minosse, ma affronti anche le altre criticità occupazionali che riguardano l’intera questione Enel a Civitavecchia.

