Vittoria Menechini e Federica Amici*
La nostra scuola ha avuto l’immenso piacere, nonché grande onore, di ricevere nell’aula Magna il signor Lello dell’Ariccia, uno dei pochi sopravvissuti ed una delle testimonianze più vere e profonde del rastrellamento del ghetto di Roma da parte delle squadre naziste avvenuto il 16 ottobre 1943, accompagnato da un rappresentante dell’associazione “Semi di Pace” di Tarquinia. Molto calorosa è stata l’accoglienza che gli alunni hanno riservato ad una figura così importante, cercando in qualche modo di regalargli una carezza mai ricevuta dalla vita. Davanti agli occhi emozionati degli studenti delle classi 4b informatico, 4b scienze applicate e 5a sportivo, il signor Lello, dopo aver ringraziato con visibile commozione per l’affettuosa ospitalità, ha spiegato di far parte di un’associazione, dal nome “Progetto Memoria”, attraverso la quale lui ed alcuni compagni con storie simili cercano di trasformare i loro ricordi atroci e lutti strazianti in memoria condivisa. Dopo l’ascolto di alcune domande dei ragazzi, comincia la parte toccante dell’incontro: la storia di Lello. Nato nel 1937, era solo un bambino quando nel 1943 la sua vita cambiò. Alle prime luci dell’alba del 16 ottobre, alcune squadre naziste si fiondarono presso le abitazioni degli ebrei di Roma, lasciando loro un bigliettino scritto in un pessimo italiano, che Lello ci ha mostrato in foto, in cui si chiedeva di preparare le valigie in soli 20 minuti per poi lasciare definitivamente le proprie case, dopo averle chiuse a chiave. Qualche tempo prima, suo zio Amedeo, sarto di prestigio, era stato avvertito da alcuni funzionari sovietici della situazione di altri ebrei sparsi per il mondo costretti alle torture naziste. Così non appena i tedeschi varcarono le porte di Roma, l’uomo radunò la sua famiglia, composta dalla madre Eleonora, il fratello con una moglie e tre figli piccoli (Ada, Fernando e David), sua sorella Agata, suo marito, e i due figli, tra cui Lello, e la pose di fronte ad una scelta: fuggire e trovare un domicilio più sicuro oppure rimanere nelle proprie case. Solo Lello i suoi genitori e suo fratello, decisero di rifugiarsi nelle campagne. La nonna, lo zio Amedeo e Ada verranno arrestati e portati al collegio militare, mentre il fratello dello zio con i suoi due figli riuscirono a scampare alla razzia, per il mancato cognome sul campanello. Al campo di concentramento tutti venivano smistati: le persone “inutili”, mandate immediatamente nelle camere a gas (così morirono probabilmente la nonna e Ada) e quelle “utili”, costrette a compiere lavori forzati fino allo sfinimento. In questo vortice di cupe emozioni Lello ha continuato mostrandoci numerose fotografie, alcune anche scattate di nascosto dai soldati nazisti raffiguranti le migliaia di vittime. Abbiamo potuto vedere certificati di nascita, documenti e persino biglietti scritti in segreto, come se rappresentassero l’unica possibile via di fuga, ma ci è stata anche data la possibilità di immedesimarci nei ragazzi ebrei dell’epoca, grazie alla descrizione della scuola e della vita di questi bam
bini. Così, Lello, con gli occhi emozionanti ed emozionati, ha concluso l’incontro, che ha sicuramente lasciato un segno non solo nei nostri cuori, ma anche nelle nostre menti; un grande esempio di umiltà e consapevolezza che deve indurci a riflettere sui veri valori dell’esistenza che troppo spesso ci sfuggono. Il monito che ci arriva da questo uomo sfuggito al proprio destino è quello di sentirci e considerarci sempre responsabili degli accadimenti attorno a noi per evitare che si ripetano gli errori della storia e trasformarli invece in grandi conquiste di civiltà.
*VB SA Istituto Marconi

