Omicidio Angeletti: Cesaris confessa: «E’ stato un raptus»
Cronaca
11 Dicembre 2021
Omicidio Angeletti: Cesaris confessa: «E’ stato un raptus»
L’ex tecnico universitario ha raccontato la sua versione al gip Convalidato l’arresto per l’assassinio del prof: per il 68enne si aprono le porte del carcere

TARQUINIA – “Sono stato io a sparare, è stato un raptus”. Ha confessato Claudio Cesaris, l’ex tecnico universitario di Pavia accusato dell’omicidio volontario di Dario Angeletti, il professore universitario di 53 anni, biologo marino associato all’Università della Tuscia, freddato con un colpo di pistola alla tempia martedì 7 dicembre nelle prime ore del pomeriggio, mentre si trovava in auto al parcheggio sterrato delle Saline di Tarquinia.

Il gip  ha convalidato l’arresto nei confronti del 68enne originario del nord e ha disposto la misura cautelare in carcere; anche se al momento il pensionato resta ancora ricoverato presso il reparto protetto dell’ospedale Belcolle di Viterbo, per cardiopatia e iperclicemia diabetica, dove era stato trasferito martedì notte durante l’interrogatorio conseguito alla perquisizione nella sua casa. Respinta la richiesta della difesa della misura cautelare ai domiciliari.

Cesaris, difeso dall’avvocato Andrea Fabbio, ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari, riferendo che si sarebbe trattato di un “raptus” di gelosia, collegato al sentimento di amore nei confronti di una ricercatrice 39enne conosciuta a Pavia e per la quale ha lasciato la moglie.

Una vera ossessione che lo aveva spinto a seguirla fino a San Martino al Cimino, quando la donna si è trasferita per aver vinto il concorso presso l’Università della Tuscia. “Sono stato io a sparare”, ha detto Cesaris. Una follia – ha spiegato – dettata dal momento. Un omicidio commesso con una pistola che non sarebbe quella che deteneva regolarmente e sequestrata dai Carabinieri, e della quale si sarebbe poi disfatto. “Cesaris – riferisce l’avvocato Fabbio – ha dichiarato che non conosceva Dario e non l’aveva né seguito né pedinato. Ha escluso qualsiasi conoscenza della vittima. Il suo è stato un gesto d’impulso, non c’è stata alcuna premeditazione”.

Dopo un colloquio con Angeletti, avvenuto in maniera del tutto casuale e senza previo appuntamento, Cesaris, secondo la sua stessa versione, avrebbe quindi avuto un raptus improvviso, forse per una frase maldigerita. Non appena i medici riterranno opportune le dimissioni dall’ospedale, per Cesaris si apriranno dunque le porte del carcere.

“Al momento posso rappresentare il dolore della famiglia di Dario – le parole dell’avvocato Rodolfo Bentivoglio della famiglia Angeletti – una famiglia che sta vivendo un dramma. Attendiamo gli sviluppi”.

Al sospettato i carabinieri sono arrivati in pochissimo tempo dopo indagini serrate, nel corso delle quali sono stati sentiti testimoni, parenti e amici della vittima, per capire chi potesse essere il killer. L’inchiesta si è subito concentrata sulla sfera privata di Angeletti, ucciso con un solo colpo, sparato da distanza ravvicinata, con il professore trovato in auto al posto del guidatore con la cintura di sicurezza inserita.

Decisivi i video di tutte le telecamere di sorveglianza della zona con i filmati che hanno fornito una serie di immagini su auto e persone in entrata e in uscita dal parcheggio sterrato delle Saline dove si è consumato il delitto. Nel giro di poche ore gli inquirenti avevano già perquisito la casa del sospettato, a San Martino al Cimino, che davanti ai carabinieri è stato colto da malore e trasportato all’ospedale Belcolle di Viterbo, dove è rimasto piantonato dopo il provvedimento di fermo firmato dal pm Alessandro Gentile.

Il professor Angeletti, una moglie e due figli, era docente presso il Dipartimento di scienze biologiche ed ecologiche dell’Università della Tuscia, la sua unica colpa sarebbe stata quella di aver stretto amicizia con la ricercatrice di cui Cesaris era ossessionato.

Secondo quanto appreso, sono stati acquisiti agli atti alcuni messaggi scambiati tra l’indagato e la ricercatrice, «il tenore – ha detto l’avvocato di Cesaris – era semplicemente quello tra due persone che hanno avuto una storia».

Restano ancora tanti lati oscuri nella vicenda, che – come più volte sottolineato anche dall’avvocato Paolo Pirani che rappresenta il Comune di Tarquinia ed è esperto di casi del genere (noto anche come legale della famiglia di David Rossi) – potrebbero essere chiariti anche attraverso consulenze tecnico informatiche forensi dei telefonini per arrivare alla parte black room che potrebbe chiarire meglio molti aspetti.

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