elisa teodori e giada puppi*
Ansia per un compito in classe, per un’interrogazione, per una performance scolastica, per il timore di prendere brutti voti. Gli studenti italiani sono ansiosi e non solo, addirittura i più ansiosi di tutti per quanto riguarda la scuola, rispetto ai loro coetanei degli altri Paesi. Lo dimostra il recenteo rapporto Pisa, il Programma di valutazione triennale degli studenti realizzato dall’Ocse.
A scatenare l’ansia sarebbe soprattutto il peso eccessivo che si dà alla competitività tipica ormai di quasi tutti gli ambienti scolastici. Ma sul banco degli imputati finisce anche il rapporto con gli insegnanti. In dettaglio, più della metà degli studenti che hanno risposto al questionario dichiarano di diventare nervosi quando preparano una verifica rispetto alla media. Il 70% dichiara addirittura di essere molto in ansia per le verifiche anche se è preparato. Tre quindicenni su quattro diventano nervosi quando non sanno come affrontare un compito assegnato a scuola e l’85% è preoccupato di non prendere buoni voti, una preoccupazione che non porta ad uno stato di benessere salutare, nello specifico psico-fisico, il quale invece dovrebbe essere garantito dalla scuola dal momento che il ragazzo potrebbe (quasi sicuramente) avere problemi irrisolti già al di fuori; senza contare anche la possibilità del mal lavoro (accanimento) da parte di alcuni docenti su specifici studenti sottomessi ulteriormente dal sistema. Comportando così non solo ad un rendimento scolastico minimo e non massimo a cui l’alunno può asprirare, ma inevitabilmente influenzando negativamente anche i pensieri intimi del ragazzo, che in casi molto più gravi possono tramutare in atti terribili e concreti.
Essere ansiosi è una condizione molto diffusa tra gli studenti, ma quali sono quindi le cause? Secondo alcuni esperti è difficile individuare i motivi anche perché si tratta di dati che raccontano la percezione del problema da parte dei ragazzi stessi. Ma alcuni fattori sembrano giocare un ruolo quando si allarga lo sguardo a tutti i paesi esaminati. Il primo è la competitività dell’ambiente scolastico. Il 55% degli studenti italiani ha dichiarato di essere d’accordo con l’affermazione «voglio essere il migliore, qualsiasi cosa faccia». Il secondo fattore è il comportamento degli insegnanti: il quale potrebbe giocare un ruolo fondamentale sul rendimento dell’alunno. Se non fosse però che nella maggior parte dei casi viene usato in maniera sbagliata, non andando per forza a giudicare le azioni di qualche insegnante, ma ne determina anche solo l’autorità e la freddezza che si celano dietro quella cattedra. Auguriamo ad ogni studente delle superiori e non di avere fortuna nella scelta della scuola e degli insegnati che capiteranno. Ma ci sentiamo in dovere di ribadire e rassicurare che al giorno d’oggi non è un voto che determina la propria conoscenza o le capacità e non è il tuo atteggiamento o parolina di troppo a classificarti per quello che non sei: in fondo solo tu sai quanto hai dato o perlomeno hai provato a dare. te ne deve importare il giusto.
*VB LSU Guglielmotti

