Roma – Processo occupazione Lucha y siesta, Atac chiede di costituirsi parte civile. Bonafoni: “sempre al loro fianco”
Politica
26 Aprile 2023
Roma – Processo occupazione Lucha y siesta, Atac chiede di costituirsi parte civile. Bonafoni: “sempre al loro fianco”

ROMA – Nel processo in corso a Roma che vede imputata per occupazione abusiva la presidente dell’Associazione Casa delle donne Lucha y Siesta, Atac ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile.

L’azienda dei trasporti capitolina era proprietaria dello stabile occupato dall’associazione prima che lo stesso venisse acquisito dalla Regione Lazio. “L’Atac ha depositati l’atto di costituzione di parte civile al fine di ottenere, al termine del processo, non solo la condanna del presidente dell’associazione ma anche il risarcimento di un danno per una cifra abbastanza elevata”. Lo ha detto l’avvocato Federica Brancaccio, legale della presidente dell’associazione, spiegando anche che “la difesa ha sollevato una eccezione procedutale a quella richiesta. Il giudice si è riservato di decidere. Lo fará entro la prossima udienza del 5 maggio”.

In difesa dell’associazione è intervenuta Marta Bonafoni, consigliera regionale del Partito Democratico e presidente della XIII Commissione “Trasparenza e pubblicità”. “L’associazione Casa delle donne Lucha y Siesta si batte da oltre 15 anni per i diritti delle donne, operando volontariamente in uno spazio di elaborazione femminista e di contrasto alla violenza di genere. Nel corso del tempo l’associazione è diventata un punto di riferimento fondamentale per migliaia di donne che hanno trovato sostegno, accoglienza e nuove possibilità di vita grazie a professioniste specializzate e in maniera del tutto gratuita. In nome di tutto questo e per il ruolo che ricopre in prima istanza sui territori di Roma e del Lazio, mi sono battuta negli ultimi anni perché trovasse un riconoscimento pieno da parte della Regione Lazio”.

“Oggi – aggiunge – l’associazione è alle prese con una nuova udienza nell’ambito del processo penale che la vede coinvolta. Ho deciso di essere anche questa volta al fianco dell’Associazione Casa delle donne Lucha y Siesta per portare la mia solidarietà e sorellanza. Ma anche per rispondere alla campagna che in questi giorni ha circolato, chiedendo di confrontarsi con la domanda: ‘E se Lucha y Siesta non ci fosse?’. Penso che se l’Associazione Casa delle donne Lucha y Siesta non ci fosse ci ritroveremmo in una città più buia e più ingiusta, dove si registrerebbe il vuoto profondo lasciato da un’associazione che ripudia la violenza di genere e lavora per l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne. La giustizia deve fare il suo corso, ma quello che auspico è che il lavoro della magistratura possa, nella sua indipendenza, condurre a una piena assoluzione”.