Viterbo – Confiscati beni per 8 milioni a imprenditore per fatture false
Cronaca
24 Novembre 2023
Viterbo – Confiscati beni per 8 milioni a imprenditore per fatture false

VITERBO – I militari della Guardia di Finanza di Viterbo hanno dato definitiva attuazione ad un provvedimento della Corte Suprema di Cassazione emesso l’11 ottobre 2023 che ha disposto la confisca di beni, disponibilità finanziarie e quote societarie, per un controvalore di oltre 8 milioni di euro. I beni soni stati sequestrati ad noto imprenditore viterbese dedito al commercio di autoveicoli d’importazione.

Il provvedimento costituisce una misura di prevenzione patrimoniale definitiva rigettando il ricorso presentato dal citato imprenditore ritenuto “soggetto fiscalmente e socialmente pericoloso”. Tra i beni oggetto di confisca rientrano numerosi immobili ed autovetture, un’imbarcazione (del valore di circa 400.000 euro), quote di società (operanti in svariati settori: commercio di autoveicoli, commercio di motocicli, attività immobiliari), il tutto riconducibile al proposto ma, sotto il profilo prettamente giuridico, fittiziamente intestato a distinte società di capitali.

Il provvedimento notificato dal Gruppo di Viterbo della Guardia di Finanza, costituisce il capitolo finale di una laboriosa operazione di polizia giudiziaria e tributaria, iniziata nel 2017 in collaborazione con la Polizia Stradale di Viterbo, nel corso della quale l’imprenditore era stato denunciato e arrestato, insieme ad altre 5 persone, per aver organizzato, in associazione, un sodalizio criminoso dedito stabilmente all’importazione e alla commercializzazione di beni in evasione d’imposta.

Attraverso tale sistema fraudolento, basato in buona sostanza sull’emissione e sull’utilizzo di fatture per operazioni commerciali inesistenti, la falsificazione di documenti amministrativi, l’impiego di false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, era stato possibile all’organizzazione criminale omettere il versamento a favore delle casse dell’erario di IVA Dovuta pari a Euro 5.400.000,00 e di IRES pari a Euro 1.500.000,00. L’indebito risparmio fiscale così ottenuto dai sodali, veniva “investito” collocando i beni sul mercato a prezzi estremamente vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti operanti nel pieno rispetto della normativa fiscale, con estremo nocumento alle regole poste a tutela della concorrenza e del mercato.