Patto di Stabilità, ad Atreju Giorgetti avverte l’Ue: “Accordo difficile”
Economia e Lavoro
16 Dicembre 2023
Patto di Stabilità, ad Atreju Giorgetti avverte l’Ue: “Accordo difficile”

di Marco Gubetti

 

ROMA – Il ministro Giancarlo Giorgetti ieri mattina nel suo intervento ad Atreju, ha confermato che il negoziato per il nuovo Patto di Stabilità europeo è ancora in stallo. Gli sherpa continuano a lavorare sotto traccia per cercare di arrivare a un compromesso tra Nord e Sud d’Europa, ma, considerata la distanza tra i due “blocchi”, la meta – a oggi – sembra essere ancora lontana. Il ministro ha ricordato che, rispetto a un mese fa, sono certamente stati fatti dei passi in avanti, ma ha anche sottolineato che un nuovo patto destinato a impegnare l’Italia per i prossimi quindici o venti anni deve essere ben ponderato, studiato nei dettagli e bilanciato. E in effetti sul punto risulta difficile dare torto a Giorgetti. Da parte dell’Unione europea, infatti, occorrerebbe cambiare completamente approccio e mettere a punto un nuovo quadro normativo che possa diventare uno strumento di reale crescita dell’Europa nel suo complesso e non una specie di feticcio fine a se stesso, come per troppi anni sono stati intesi (e spesso spacciati) i parametri Ue. In questo senso, è assolutamente sacrosanto che l’Italia tenga duro sullo scorporo dal calcolo del debito pubblico sia delle spese militari (in particolare per gli aiuti all’Ucraina ma non solo), sia degli investimenti per aiutare la transizione green e quella digital. Molto improbabile, a questo punto, che l’ennesimo Ecofin – fissato per mercoledì prossimo in videoconferenza – possa essere risolutivo: Giorgetti ha detto chiaramente che una decisione così importante non può essere presa guardandosi dallo schermo di un computer e la premier Giorgia Meloni solo qualche ora dopo ha ribadito lo stesso concetto, rafforzando la posizione del suo  ministro. Nei prossimi giorni, dunque, proprio la modalità dell’Ecofin sarà una buona spia per capire come vanno le trattative tra Paesi membri: se la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 passerà da remoto a in presenza vorrà dire che si va verso una schiarita e magari un accordo, in caso contrario sarà quasi certo che il 2023 si concluderà con un nulla di fatto. Quello che fin da ora sembra indiscutibile è che sia precipuo interesse dell’Italia non firmare un nuovo patto che la obbligherebbe a tagliare la propria spesa pubblica (e dunque i servizi ai cittadini) in maniera pesante (mezzo punto percentuale ogni anno per i prossimi sette) senza ricevere in cambio la possibilità di avere più spazio di manovra per ammodernare il sistema economico del Paese. Meglio a questo punto lasciare in vigore le vecchie regole, prendersi più tempo e affidare alla prossima Commissione Ue – quella che entrerà in carica nell’autunno del ’24 dopo le elezioni europee e le conseguenti trattative post-voto – il compito di dare all’Unione le nuove regole di stabilità.