Si tratta della terza messa sul mercato di titoli di Stato dedicati al retail negli ultimi nove mesi. I buoni poliennali potranno essere acquistati da oggi e fino a venerdì 1° marzo
di Marco Gubetti
ROMA – Da questa mattina si è aperta una nuova emissione (che durerà fino a venerdì prossimo 1° marzo) di Btp Valore. Si tratta della terza messa sul mercato di titoli di Stato che il Tesoro destina al retail negli ultimi nove mesi. D’altra parte, da quando la Bce non compra più i titoli di Stato dei Paesi membri (come aveva fatto nel periodo Covid), tutti gli Stati, e l’Italia non può fare eccezione, hanno bisogno di raccogliere denaro per finanziare il proprio debito pubblico. Le raccolte di giugno e ottobre 2023 dedicate ai piccoli risparmiatori hanno fruttato insieme circa 35 miliardi di incassi per lo Stato, con oltre 1,3 milioni risparmiatori che hanno acquistato buoni poliennali, ma il potenziale di risparmio degli italiani sembra essere ancora alto. Questa volta la durata dei Btp è più lunga (sei anni) e i rendimenti divisi in due scaglioni: 3,25% per primo, secondo e terzo anno, 4% per quarto, quinto e sesto. Premio fedeltà dello 0,7% per chi terrà i titoli dal momento dell’acquisto, in questa settimana, e fino alla scadenza nel 2030. Da ricordare che il Btp Valore – al contrario del Btp Italia – non tiene conto dell’andamento dell’inflazione: dunque è più rischioso, ma potrebbe anche essere più redditizio. Nel 2023 la raccolta è andata molto bene: con un incasso totale di circa 140 miliardi tra famiglie (circa 100 miliardi) e investitori esteri (circa 40). Il sentiment è che le emissioni del 2024 (quella di questa settimana non sarà certo l’ultima) potrebbero andare anche meglio di quelle del ’23. Partiamo proprio dai piccoli risparmiatori italiani. Si calcola che al momento le famiglie abbiano un portafoglio-risparmi in cui i titoli di Stato nazionali rappresentano circa il 6% del totale. Poco sotto la media storica del 7%, dunque c’è la concreta possibilità che gli italiani si rimettano in media, o (siccome parliamo una percentuale comunque bassa in assoluto) addirittura che vadano anche un po’ più in là: questo fa stimare che i piccoli risparmiatori possano comprare dai 50 ai 100 miliardi di titoli di Stato nel 2024. In questo modo il Tesoro spera di chiamare gli italiani sotto la bandiera, per così dire, e di imboccare una sorta di via giapponese nella gestione del debito pubblico. In Giappone circa il 90% del debito è in mano a istituzioni pubbliche e privati cittadini giapponesi e dunque è molto più facilmente rinnovabile e meno soggetto alle scelte dei player esteri. Vedremo. Va detto però che le alternative in questo momento all’Italia non mancano, perché anche gli investitori stranieri vedono i nostri Buoni del Tesoro come molto appetibili dal momento che quelli italiani sono i titoli con i rendimenti più alti (nonostante il calo rispetto alle due precedenti emissioni) di tutta Europa (Grecia compresa). Questo peraltro a fronte di una discreta solidità economica – dovuta in parte alla ritrovata stabilità politica dopo diversi anni e in parte alle buone performance fornite negli ultimi mesi nel rispettare le scadenze del Pnrr – che lascia ben sperare per il futuro, almeno quello più prossimo. E poi ci sono le banche. Negli ultimi anni, proprio perché la Bce non ha più fatto da compratore di ultima istanza, gli istituti di credito hanno svuotato le loro pance dai titoli di Stato, ma nel ’24, una volta avvenuto il sospirato taglio dei tassi, potrebbero essere interessate a compensare il margine di guadagno che perderanno a causa della diminuzione del costo del denaro attraverso l’acquisto di buoni del Tesoro poliennali con apprezzabili rendimenti, proprio come sono i nostri in questo momento.

