Paradosso Tottenham Hotspur. O meglio, perversione Daniel Levy. O forse paradosso. Chi gestisce, presidenza in rappresentanza dell’alto borgo Enic, ha partorito l’ennesima decisione che scaturirà l’indignazione della piazza. Levy, qualcosa di più unico che raro, nel mondo del calcio. E nel mondo del calcio anglosassone, soprattutto. Dove introiti, spettacoli, nuovo stadio, casse, finanze caro-biglietti vanno davanti a tutto: la gloria, quindi i successi, in secondo piano. Entrato nel folklore e nella storia del Tottenham, l’allenatore più esonerabile della storia recente del calcio britannico quale quel paradosso chiamato Ange Postecoglou, cacciabile in ogni momento del suo disastroso 17° posto record, in Europa aveva scritto la pagina più bella degli ultimi anni del club, con quella maledizione trofei abbattuta, quell’Europa League a Bilbao che ribaltava ogni pronostico e riproiettava gli Spurs in Champions League.
DISASTRO Ciò che ha dipinto nella seconda stagione al Tottenham, Ange Postecoglou, ha rasentato al 99% uno scenario catastrofico. Imbarcate, umiliazioni, filosofia di football assolutamente kamikaze, scellerata. Sconfitte su sconfitte. Mai un piano B, tantomeno C. Gol a grappoli su palle inattive. Errori calcisticamente da giovanili, in ripetizione. Per 22 sconfitte in 38 giornate: record dell’ultimo mezzo secolo di storia.
GLORIA Già, a Francoforte qualcosina aveva dimostrato. Di saper alzare un muro e rinunciare alla sua scriteriata filosofia calcistica, finalmente, nel momento decisivo. Quarti di ritorno, bolgia tedesca, d’Europa League. Esperimento riuscito e replicato in finale col Manchester United. E la storia, come le divinità calcistiche, hanno dipinto AZ agli ottavi e addirittura Bodo in semifinale: qualcosa dovevano, evidentemente, ad un club che negli ultimi decenni ha vinto meno di quanto meritasse, soprattutto nella straordinaria epoca Pochettino. Ma comunque lui, condottiero da solo in un oceano in tempesta, aveva mantenuto fede alla sua promessa: al secondo anno, qualcosa vince. E così fu. E allora gloria: Londra bianca impazzita, ribadiamo, scene generazionali.
THE END Sembrava aver salvato la panchina: in fondo, sfruttando destino e volere delle divinità calcistiche, aveva scelto la strada più veloce ma più straordinaria, per riportare in alto il club. Sembra fosse abbastanza. Non per Levy. Avara divinità denaro ancora una volta davanti a tutto. Davanti a qualsiasi emozione. Ecco perché la proprietà vien contestata da anni e anni. Già. Nonostante scene stellari, 250mila persone ad High Road, festa grande e trionfo di generazioni che non vincevano da una vita; nonostante capo-popolo e quelle frasi sulla Season 3 che in ogni serie televisiva di successo sarebbe stata ancor più bella della Season 2, il regista Levy ha deciso di cancellare l’attore protagonista di ciò che sta per uscire. Per scegliere o elegger chi? Lo scopriremo nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore. Ancora una volta, contro voler del popolo o senza gratitudine nei confronti di chi storia l’ha scritta e per l’eternità, Levy va dritto. Per la sua strada. Londra nord ribolle: contestazioni ancor più furenti all’immediato orizzonte.

