di Simona Tenentini
VITERBO – Ancora un’indagine che evidenzia la stretta connessione tra Roma e Viterbo nella rete dei traffici criminali.
La maxi operazione della Guardia di Finanza in corso da stamattina, che ha portato all’esecuzione di 244 ordinanze cautelari, tra persone fisiche e giuridiche, per un valore superiore a 93 milioni di euro, parte infatti proprio da Viterbo, da indagini avviate circa due anni e mezzo fa.
Inizialmente nasce come operazione relativa alla frode fiscale e alla “vendita” di lavoratori.
Cinque consulenti, operanti nella Tuscia, ma con sede legale fittizia a Roma, proponevano “pacchetti di manodopera” ad aziende operanti nel settore della logistica, dell’accoglienza e delle Rsa a prezzi vantaggiosi, resi possibili dal mancato pagamento di imposte e contributi, il tutto con il beneplacito di un sindacalista locale.
Quando il giro di affari è cominciato a crescere, e gli iniziali contratti di appalto si sono trasformati in contratti di rete, è aumentato, proporzionalmente, il volume economico.
I reati, dall’ambito della frode fiscale si sono spostati a quello del riciclaggio e si è sviluppata una seconda fase dell’indagine nella Capitale: il G.I.C.O. di Roma ha evidenziato un articolato sistema di “lavaggio” dei proventi illeciti, e, conseguentemente, anche una terza fase: quella per l’associazione a delinquere.
In sostanza, attraverso la collaborazione di un’ associazione criminale guidata da due coniugi cinesi, sarebbero stati spostati all’estero circa 28 milioni di euro utilizzando il metodo del “Fei Ch’ien”: dei broker in Italia ricevono il “denaro sporco” ed elaborano un codice attraverso il quale i broker all’estero possono riscuotere la somma di denaro.
Un’operazione complessa insomma, nella quale si conferma di fondamentale importanza la collaborazione tra le Forze dell’Ordine in un’ottica di smantellamento di consorzi criminali.

