ROMA – “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi.. e poi ritornano” cantava Antonello Venditti, tra i più noti cantautori della storia della musica capitolina, nei suoi versi, tra le sue note. Un ritorno, sì, ma dal destino beffardo. Particolare e suggestivo, se vogliamo, ma pur sempre beffardo.
Domani Daniele De Rossi tornerà all’Olimpico, in casa Roma, già, ma dall’altra parte. Per la prima, davanti al cuore, il suo e della sua gente, sulla panchina avversaria. Emozionato, ma straordinariamente professionale. Per tutta la vita ha tifato Roma, da bambino a ragazzo; a sperato che la Roma vincesse e spinto per far sì che ciò accadesse, prima tra le fila della giovanili a Trigoria, quindi da calciatore, poi da allenatore.
Era riuscito a conquistar la panchina della prima squadra, la grande occasione da bocciolo di un fiore di grande allenatore, ma ha pagato l’AD e quei rapporti, Lina Souloukou, che gli sarebbero stati fatali dopo sole quattro giornate al secondo anno di progetto. Gli è stata strozzata, gli è stata portata via. Un giorno se la riconquisterà, se il tempo è galantuomo.
Ma lui intanto è andato dritto. Mai rinnegando fede e passione verso il suo grande amore, l’AS Roma, ma doveva perseguire la sua carriera. La chance del Grifone e l’avvento vincente, a cambiar passo a quella che prima di lui era fanalino. E domani, l’ultima sera dell’anno solare 2025 di Serie A, tornerà all’Olimpico da allenatore. Inutile sottolinearlo: tutti, tra famiglia e tifosi, avevano segnato questa data sul calendario. Prova forte, prova sconsigliata ai deboli di cuore.
Sarà bello, sarà intenso, sarà particolare. La Sud, come tutto l’Olimpico, lo omaggerà. Lui risponderà, presumibilmente emozionato. Ma per una sera, forse la prima di tante, sarà avversario. Già, avversario: nemici mai.

