FIRENZE – Ormai spariscono pure gli ultimi dubbi. Paratici solo formalmente è ancora a Londra per sistemare e risolvere anche burocraticamente la rescissione del Tottenham, poi sarà pronto a sbarcare in Italia. Tornerà in Serie A uno dei direttori sportivi più quotati, prestigiosi, ma al contempo più discussi degli ultimi anni. Divide il suo operato alla Juve, tra chi ne esalta colpi alla CR7 e chi lo addita come principale responsabile delle difficoltà finanziarie degli ultimi anni. La squalifica ha fatto il resto. Dopo due anni di inattività, vicinissimo al Milan ma risistemato momentaneamente al Tottenham, “Don Fabio” torna in Italia. Gli mancava il Bel Paese evidentemente. Voleva risentirsi al centro e punto fisso con altrettanto potere decisionale altrove, evidentemente. E così sarà. D’altronde, senza Levy, a Londra non aveva più gli stessi poteri di scelte e gestione sportiva di prima. Ecco perché alla fine ha deciso di accettar la disperata corte di Commisso. Sarà capo di tutta la parte sportiva, andrà a sostituire Pradé con compiti ancora più grandi, tra i quali direzionare Goretti e Ferrari, adesso solo bracci destri. La rivoluzione invernale, quella sul mercato di riparazione che evidentemente serve alla Fiorentina per riaccendere speranze salvezza, passa da lui. Il tempo di far bagagli in fretta e furia, quindi disfarli una volta atterrato con altrettanta rapidità, che subito non ci sarà alcun tempo da perdere. Ripartirà da talenti lanciati ai tempi della sua Juve, da Mandragora a Fagioli, fino soprattutto a Moise Kean. Non c’è tempo da perdere. Ma Commisso è riuscito nell’impresa, intanto: riuscire a convincere un dirigente come Paratici a scegliere coraggiosamente una sfida per tanti impossibile come la Viola. D’altronde, fresca dell’ennesima sconfitta che ha strozzato ogni illusione post Udinese, il contesto di classifica del fanalino di coda è disastroso. Ed anche su Vanoli andranno prese decisioni nel giro di poche settimane se non giorni, ma una cosa è certa: Paratici non richiamerà Pioli, semmai costringerà Commisso ad ingaggiare un terzo tecnico stagionale.

