di Simona Tenentini
In un’epoca di paradossi e contraddizioni, la recente manifestazione della Cgil a Roma contro la cattura di Maduro rappresenta, al momento, il picco più elevato.
Lunedì scorso, 5 gennaio, tutto il popolo della sinistra, chiamato a raccolta da Anpi Comitato Provinciale di Roma, Cgil Roma e Lazio, Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete #No Bavaglio, Sbilanciamoci e Stop Rearm Europe Italia è sceso in piazza a Roma per protestare contro l’attacco di Trump e rivendicare il diritto alla libertà del popolo venezuelano di autodeterminarsi.
Una libertà, evidentemente, solo a parole, visto che due giovani venezuelani intervenuti al sit-in per condannare il regime di Maduro sono stati duramente contestati e allontanati dalla manifestazione.
A capo del presidio “pacifista” un agguerrito attivista, Aimone Spinola, che, addirittura pretende di spiegare la storia venezuelana ai due ragazzi e gli intima di non toccare, nella maniera più assoluta, la bandiera della loro patria.
Un gesto che, inevitabilmente, ha avuto il suo strascico di conseguenze e contro il quale si schiera la comunità venezuelana di Genova, protestando contro l’uso della loro bandiera in manifestazioni strumentali.

Con un comunicato, inoltre, la stessa comunità contesta un’analoga manifestazione pro Maduro che si è tenuta a Genova.
“Esprimiamo il nostro fermo dissenso rispetto alla presa di posizione del Partito Democratico ligure e di altri gruppi politici, promotori del presidio sotto alla prefettura. Pur riconoscendo il valore del dibattito democratico e il diritto di ogni forza politica a esprimere le proprie opinioni, riteniamo inaccettabile che si parli del Venezuela senza aver vissuto, conosciuto o ascoltato la realtà di milioni di cittadini venezuelani che hanno affrontato sulla propria pelle una crisi umanitaria, economica e sociale senza precedenti”.
Venezuela: presidio della comunità a Genova, il Pd Liguria condanna il raid UsaLa comunità genovese cita gli otto milioni di venezuelani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni: “Spinti dalla fame, dalla repressione, dalla mancanza di cure mediche e dalla distruzione del tessuto democratico”. Contesta inoltre la presa di posizione della sinistra: “Parlare di ‘aggressione’ senza menzionare le responsabilità del regime che ha causato questa diaspora rappresenta una grave distorsione della verità.
Non accettiamo che si venga a spiegare ai venezuelani cosa siano la pace, la giustizia o la democrazia, quando sono proprio questi valori a essere stati negati per decenni. La solidarietà non può trasformarsi in complicità ideologica, né la difesa della pace può ignorare le voci di chi ha vissuto l’oppressione. Chiediamo rispetto, ascolto e verità”.


