MILANO – Campionato aperto, anzi apertissimo. Questa la notizia alla fine dell’ultima domenica del girone d’andata: lassù nessun colpo definitivo, quello che l’Inter poteva infliggere (e l’ha accarezzato eccome) al Napoli, soprattutto in virtù del passo falso del Milan a Firenze.
A San Siro è finita 2-2. Partita bella e pure avvincenti, con l’Inter avanti col siluro Dimarco (alla miglior stagione, forse, in carriera) pareggiato dal solito inserimento McTominay. Nella ripresa stessa trama: l’Inter gioca, Napoli compatto a ripartire. Per scardinare gli azzurri serve un rigore contestato da Conte, espulso, furente e beccatissimo. Calha stavolta non sbaglia: bacino al palo, spiazzato Milinkovic, Inter di nuovo avanti. Sembra fatta ma il Napoli di questi anni vanta evidentemente mille vite: e allora Lang trova il guizzo più importante della sua (a più ombre che luci) esperienza azzurra, timbra ancora McTominay, 2-2 pesantissimo. L’Inter non scappa, il Napoli campione resta incollato con le unghie e con i denti al carro scudetto: ancora 4 punti di distacco.
Tra loro, a tre lunghezze, c’è Max che non sfrutta lo scontro diretto: formazione ed espressione stavolta discutibili, orgoglio di una Fiorentina rinata, solo Nkunku e quel pizzico di fortuna evitano la beffa al Franchi, dov’è terminata 1-1. Vince anche una Lazio in piena metamorfosi, quella di Sarri a Verona, solida dietro e nel finale premiata dalla deviazione che su cross di Lazzari beffa Montipò. Ossigeno per la classifica biancoceleste. Domani il quadro si chiude con Genoa-Cagliari e Juventus-Cremonese.

