VITERBO – Nuovo capitolo in quella diventata solo l’ultima bufera della classe arbitrale calcistica italiana, categoria già di per sé tra le più contestate del momento per veleni e polemiche che incendiano tutti i campi di Serie A ormai ogni weekend, che torna a riguardare direttamente la figura più importante, il presidente dell’AIA, Antonio Zappi.
Come vi avevamo narrato a metà dicembre, il Procuratore Federale Chiné aveva deferito il presidente viterbese (di nascita, e d’adozione professionale, ndr) per aver indotto presunte pressioni in ambito di composizioni e quindi nomine degli Organi Tecnici dei designatori di Serie C e Serie D, cercando di convincere ed accompagnando alla porta Ciampi e Pizzi per manovre di stampo politico, uscite che avrebbero permesso l’avvento di due grandi storiche figure pesanti come Orsato e Braschi, due colonne ed istituzioni della classe arbitrale italiana nazionale ed internazionale.
Quando Ciampi e Pizzi denunciarono e contestarono, il caso esplose. Zappi si rifiutò di patteggiare, per questo lo scenario non lasciava scampo ad altro tipo di ipotesi, quando il Tribunale Federale Nazionale si sarebbe pronunciato. Bene, in serata di ieri è arrivato il verdetto: completamente accolte le richieste della Procura, Zappi è stato squalificato per 13 mesi.
Adesso Zappi, pur restando sulla carta in carica, non può più operare. Ricorrerà alla Corte d’Appello, soltanto operativamente la palla passa al vice Massini. Soltanto quando scoccherà la sentenza definitiva, quella del secondo appello, la sua figura potrà decadere.


