STADIO OLIMPICO (ROMA) – Probabilmente non poteva capitare a momento una partita del genere. Due club che lo scorso anno chiusero più o meno allo stesso livello, col Como appena neopromosso; quest’anno Lazio col mercato bloccato, l’altra che investe e prosegue a vele spiegate verso le vette più alte l’ambizioso progetto Fabregas. E con un gennaio di porte così scorrevoli a Formello, dove a Sarri hanno smantellato anche le poche certezze in qualche maniera timidamente trovate in autunno e adesso pian piano sarà costretto a trovarne altre, la differenza d’evoluzione e progetto tecnico s’è vista tutta. All’Olimpico non c’è stata partita, sì, stramerito di un Como sfavillante. Che viaggia, vola, palleggia, delizia. Baturina e Paz a freddo, Provedel che respinge rigore sembrerebbe scintilla per disperata rimonta, niente di tutto ciò perché sempre asso Nico ad inizio ripresa pesca il jolly per il 3-0 che chiude definitivamente la contesa. Da lì in poi pura accademia, fino al triplice fischio. Questa Lazio lontanissima anni luce da questo Como. E affogano anche i nuovi acquisti, da Taylor a Ratkov, completamente impalpabili. Palla all’avversario, la Lazio sostanzialmente non l’ha mai vista. Plausi al pubblico, sempre sugli spalti, senza abbandonar mai una Lazio in piena grandinata per tutto l’arco della partita. Ironia in Nord, due cori a Lega e Lotito, qualche sorriso a stemperare. Calcisticamente, c’è ben poco da ridere. Ma lo sport, in questo caso, va vissuto esattamente come i tifosi della Lazio stasera. Il Como resta in scia di Roma e Juve in corsa Champions; Lazio distantissima e nona invece, nelle terre del nulla.

