MILANO – Il mondo del calcio italiano piange la scomparsa di Paolo Di Nunno. Vulcanico presidente vecchio stampo, nato in Puglia e appassionatissimo del calcio di una volta, era stato protagonista negli ultimi anni di imprese sportive quali riportare il Lecco in Serie B cinquant’anni dopo l’ultima volta. Precedentemente esperienze al Seregno, fino ai giorni d’oggi che lo vedevano ancora al timone in questo caso della Baranzatese. Nato in Puglia, si trasferì sin da giovane a nord, per sfondare nel mondo del calcio. Uomo da mille sfide, ha fatto breccia nei cuori dei tifosi non soltanto per le sfide impossibili, come quelle di trasformare realtà di provincia e proiettarle nel calcio professionistico, bensì per i suoi modi di fare genuini, folkoristici, proprio come il calcio italiano di una volta, quello anni duemila. In un mondo di aziende, fondi e proprietà straniere, era uno degli ultimi patron a gestione famigliare. L’ultimo erede dei Zamparini e Gaucci, quasi un modo di far calcio che non esiste più. S’è spento a 77 anni per un malore improvviso che ha lasciato sconvolta famiglia e comunità calcistica. Recentemente aveva proprio, entusiasta, pubblicato un libro: “Tutti i miei campi”.


