ROMA – Tommaso Niglio. Un’istituzione anche nel mondo dello sport. Regionale, capitolino e Nazionale. Oggi Primo Dirigente della Polizia di Stato, nello specifico Primo dirigente UPGSP, Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Polizia di Stato, della Questura di Roma. Ma una straordinaria carriera sportiva alle spalle, che ne ha forgiato valori e mentalità, che l’ha portato ad esser proprio il Dirigente ed il punto di riferimento che oggi rappresenta per tutto il mondo della Polizia. Quel movimento sportivo ed in particolare che non ha mai abbandonato e anzi, bensì, in cui anche oggi riveste ruolo di primordine, tuttora infatti Vicepresidente delle Fiamme Oro Rugby. Il club della Polizia di Stato, che proprio come fu per Niglio ambisce a forgiare gli atleti dell’oggi per i poliziotti del domani, quando saranno punto di riferimento per tutta la comunità.
Una carriera partita nel rugby capitolino fino a toccare vette tricolori, tra Scudetto con la RDS Rugby Roma e convocazioni azzurre. Una carriera in cui ha scritto, anche da giocatore, pagine radiose delle Fiamme Oro rugby, tallonatore e perno della rinascita e dello storico ritorno decenni dopo in massima serie proprio delle Fiamme Oro, un percorso netto quello del 1996 ottenuto con tutte vittorie. Niglio racconta la sua carriera: “Provenivo da un anno di prestito a Cecchina, avevo maturato esperienza in Serie B, entro nelle Fiamme Oro in Serie A2 e torniamo in A1, all’epoca il massimo campionato. Un ritorno straordinario, dopo oltre 20 anni. Tornai successivamente alla Rugby Roma, la squadra da cui nacque tutta la mia carriera: fu un coronamento di un percorso, vincemmo lo Scudetto nel 2000, significò chiudere il cerchio della vita dello sport. L’anno successivo scelsi un’ulteriore esperienza, andai a giocare a Calvisano, giocammo la prima finale scudetto della storia del club contro un’istituzione come la Benetton Treviso. Annate straordinarie, in cui fui anche selezionato per giocare contro la Scozia ed il Galles per la Nazionale A, all’epoca la Nazionale emergente, l’anticamera della maggiore”.
Partire dai valori per costruire una squadra di atleti veri oggi per i poliziotti del Domani. “Noi siamo le Fiamme Oro”. Un motto molto sentito, identitario. Un punto di riferimento oggi non soltanto regionale, ma per tutto il centro-sud, in quanto l’unica squadra centromeridionale in Serie A Elite del rugby dei giorni d’oggi. Un progetto di programmazione di alti livelli, nel corso del tempo, fortemente radicato al prodotto ed alla valorizzazione di quei talenti che incarnano valori della Polizia sin dai primi anni del settore giovanile. Affiancare un percorso di crescita umana e valoriale a quello sportivo, identità Fiamme: “Il rugby è uno sport fortemente identitario e signorile. Il terzo tempo diventa storicamente la declinazione massima di quest’idea, perché dopo alti momenti di scontro fisico si condivide un grosso momento d’amicizia. Questo tipo di valori, come Polizia di Stato, sono la pietra angolare con cui selezioniamo gli atleti: i ragazzi che vengono alle Fiamme Oro non sono scelti soltanto come atleti importanti e validi con cui costruire una squadra, ma soprattutto perché sono le persone che riteniamo che possano interpretare al meglio i valori della Polizia. E guardiamo i loro valori, le loro qualità umane. Perché l’indomani saranno dei poliziotti ed un punto di riferimento per la comunità. Quando l’Amministrazione sceglie una risorsa lo fa per il poliziotto del futuro, non per l’atleta del momento“.
Un settore giovanile, ambito punto di riferimento del territorio, che registra 350 tesserati, numeri straordinari. E proprio da lì parte sempre la costruzione dei traguardi della prima squadra, che recentemente è tornata a vincere il trofeo Mitici Cremisi, che lo scorso anno ha raggiunto la finale di Coppa Italia e sfiorato i playoff: “Vogliamo consolidare i risultati che abbiamo ottenuto, quindi continuare a lottare per le prime posizioni per arrivare a quei playoff che l’anno scorso sfiorammo per appena due punti. Al contempo la missione è riuscire ad arrivare a giocar la finale della Coppa nazionale sperando di scrivere un epilogo diverso. Va sempre ricordato che questa è una squadra molto giovane: abbiamo fatto esordire ragazzi di 20/21 anni in ruoli dove agiscono giocatori di esperienza da 27/28, i ruoli della prima linea come piloni o tallonatori. Forte carica agonistica, ma a volte puoi pagare quel pizzico di inesperienza che significa discontinuità: siamo capaci di grandi exploit, come di qualche battuta d’arresto. I giocatori d’esperienza devono aiutare i più giovani per installare consapevolezza dei propri mezzi, delle proprie qualità e capacità. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa, valorizzare i talenti del nostro vivaio e quelli provenienti dalla nostra regione, ma crediamo fortemente che questo sia il percorso giusto, la strada giusta, non per vincere subito o una volta sola, ma costruire un ambiente vincente in grado di continuare a vincere“.
Un club da sempre attento e legato al territorio, per l’appunto. Fortemente radicato alle sue origini, ai suoi valori, alla sua comunità. E quindi un supporto soprattutto al movimento regionale e capitolino. Con questo presupposto, settimana scorsa andava in scena il primo meeting di Tavola Ovale, un progetto di confronti per illustrare e dialogare sull’evoluzione e lo sviluppo del rugby nel tessuto sociale ed economico come modello di sport sostenibile. Un progetto che ha raccolto l’adesione di istituzioni, figure e personalità importanti, così come di oltre 30 società del territorio: “La missione della Tavola Ovale è quella di restituire centralità al Lazio. Una regione tra le prime tre a livello di importanza per numero di tesserati e club d’Italia. Le Fiamme Oro rappresentano il vertice del movimento rugbistico regionale, perché siamo gli unici a partecipare alla massima serie. Quindi siamo noi che ci siamo sentiti in dovere di portar avanti questo discorso con tutte le altre società laziali. Il nostro ruolo è chiaramente anche istituzionale, e abbiamo voluto letteralmente realizzare una tavola ovale in cui potessero partecipare personalità rilevanti con precedenti sportivi altrettanto prestigiosi: per questo presente figure come quelle del Prefetto Armando Forgione, Direttore centrale del personale, l’artefice di quello che oggi è il progetto della Fiamme Oro Rugby, perché il campo di Ponte Galeria fu una sua intuizione e divenne protagonista dell’ascesa del club degli anni Duemila. Sebben non rivesta alcuna carica all’interno delle Fiamme, resta una figura storicamente importantissima per il nostro movimento, è il nostro primo tifoso. Io e lui abbiamo un rapporto simil a quello tra Boniperti e Agnelli, questo è il livello dei dialoghi che da sempre abbiamo. Ha partecipato anche il gotha del rugby romano, Gregorio Rebecchini, il presidente della Capitolina, una storia importantissima, un club dal forte profilo identitario, perché il loro campo fu confiscato alla Banda della Magliana. Con lui il Presidente della Lazio, ex giocatore ed oggi avvocato di lustro, Alfredo Biagini. Fortissimo il legame tra lo sport, i suoi valori e le istituzioni. Quindi anche naturalmente Svevo Valentinis, presidente della Rugby Roma, così come Mauro Nori, ex giocatore della Nazionale ed esperienze con Lazio e Firenze, oggi Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ad arricchire una platea del genere anche naturalmente Cristina Tonna, responsabile del rugby femminile, così come Maurizio Amadei in qualità di rappresentante della Federazione e presidente del Lazio. Abbiamo affrontato diversi argomenti determinanti, i primi nell’agenda dei club: la formazione dei dirigenti, la possibilità di far gruppi misti per avviare anche la parte del rugby femminile che nutre un suo valore ed una sua ricchezza perché consentirebbe ai club di avere introiti interni superiori; abbiamo discusso di come poter costruire l’identità di un club, attraverso una club house, dove c’è ristorante, attraverso questo tipo di imprenditoria i club possono crescere sotto ogni aspetto; abbiamo discusso dell’evoluzione di un club come la Lazio, come la Rugby Roma, club dalla storia importante. Abbiamo trattato modelli di gestione che contemplano da una parte degli impegni sociali, dall’altra iniziative economiche che servono per autofinanziarsi. Quindi non volevamo offrire semplicemente una rassegna teorica, ma proprio esempi concreti con cui dimostrar che si possa fare rugby sostenibile. Indicare una strada. In questo momento le Fiamme rappresentano l’apice del sogno per i ragazzi del centrosud, noi abbiamo messo sul piatto la possibilità d’esser d’aiuto per tutti i club: essendo un ente sportivo pubblico, cerchiamo di mettere a disposizione di tutti gli altri club i nostri tecnici, così come le nostre strutture. A fine febbraio ci sarà un altro meeting, per capir chi vorrà aderire alle nostre idee”.
FOTO (Credit Paolo Cerino):




