ROMA – Sapeva di beffa, in casa Roma. Una delle versioni più belle, fin qui, dell’era Gasp. Un primo tempo dominante e fertile, frizzante, pieno di affondi e tentativi, bellezza tambureggiante ma tante tante occasioni sfiorate complice pure un super Maignan. Max non desiderava altro, andare all’intervallo a reti inviolate, limitando i danni, calibrando sorti migliori nella ripresa. Per esperienza, fisicità e DNA arriva: palla inattiva, costruzione e spiovente, eterno gioiello Modric e De Winter gelava l’Olimpico. Prima che ai punti un minimo di giustizia calcistica fosse fatta: la Roma si rimette sotto, il Milan tutto dietro, ed alla fine il forcing stavolta premia i giallorossi. Mano di Bartesaghi, rigore, dal dischetto capitan Pellegrini agli ultimi squilli, esperienza che non tradisce: 1-1. Finirà così, un punto a testa, pieno di rimpianti per ambedue: per una Roma che avrebbe meritato di chiudere il primo largamente sopra, per il Milan che sopra con mentalità ci si era ritrovato. Esulta forse solo l’Inter, che scappa a +5, seppur Allegri allunghi la striscia di imbattibilità e Gasp porti a casa almeno il primo pareggio stagionale. Una domenica dipinta dal tris che Spalletti infligge al suo ex Napoli: vendetta su Conte, lezione e tracce di Juve vera, Juve grande, merito del tecnico toscano. Conte imploderà, ancora una volta, parlando di calendario contratto, infortuni e difficoltà insormontabili. La realtà ha descritto David, Yildiz e Kostic per un tre a zero roboante, che fa rumore e fa sognare finalmente lampi di grande Juve per tutto l’ambiente bianconero. Per la prima volta quest’anno l’Inter si stacca su tutte: 52 Chivu, 47 Milan, 43 Roma e Napoli, 42 Juve, 40 Como. Corsa Champions, nell’immediata scia dei destini Scudetto, ancora più bella.

