Viterbo – Centro storico che perde identità, Lupidi (CNA): “Quando chiude una bottega artigiana perdiamo un pezzo di città”
Cronaca
27 Gennaio 2026
Viterbo – Centro storico che perde identità, Lupidi (CNA): “Quando chiude una bottega artigiana perdiamo un pezzo di città”
Lupidi rilancia integrazione guidata, servizi in centro e una visione più ampia per salvare il cuore medievale di Viterbo

di Diego Galli

VITERBO – La chiusura di Officine Toscane, storica attività di via Roma, continua a far discutere e ad accendere il dibattito sul futuro del centro storico di Viterbo. Un episodio che non rappresenta solo la fine di un’attività commerciale, ma che diventa il simbolo di una trasformazione più profonda, fatta di serrande che si abbassano, flussi ridotti e difficoltà crescenti per chi sceglie di restare all’interno delle mura.

 

Per Attilio Lupidi, segretario della CNA Viterbo-Civitavecchia, la perdita di una bottega artigiana nel cuore della città è una ferita che va oltre l’economia: “Quando chiude un’attività artigiana in centro perdiamo un pezzo dell’identità della città.”

 

L’artigianato, però, può ancora rappresentare una leva decisiva per il rilancio, a patto che venga inserito in una strategia complessiva che tenga insieme turismo, residenzialità, servizi, accessibilità e integrazione. Dall’esperienza dell’hub Lazio Artigiana ai percorsi di accompagnamento per i nuovi imprenditori stranieri, passando per affitti, parcheggi e politiche per i giovani, Lupidi traccia un quadro lucido delle criticità e delle possibili soluzioni per evitare che il centro storico diventi solo una scenografia svuotata di vita.

 

La chiusura di un storico negozio in Via Roma (Officine Toscane) ha fatto discutere in città. Cosa significa per il centro storico di Viterbo perdere negozi storici e botteghe artigiane?

 

Quando chiude un’attività è sempre un fatto doloroso. Perdere una botteghe artigiane, in un luogo speciale come il cuore della città poi, lo è doppiamente. Perché significa perdere un pezzo dell’identità della città. Ma è un discorso che andrebbe affrontato con una visione più ampia, a 360 gradi.

 

Officine Toscane ha chiuso i battenti a fine dicembre, una ferita che resta aperta nel cuore della città

Secondo lei, l’artigianato può davvero ridare vita al centro storico? Come?

 

Ne siamo convinti, tanto da averci investito in prima persona, come associazione. Lo abbiamo fatto aprendo l’hub di Lazio Artigiana in via dell’Orologio vecchio. Qui abbiamo dato spazio e visibilità a quasi 50 imprese. E qui abbiamo anche ospitato attività di vario tipo: workshop, presentazioni di libri, interazioni tra imprese di artigianato artistico e agroalimentare con “Intrecci”. Al di là di quanto sta facendo la Cna, comunque, basta dare un’occhiata in realtà analoghe a quella di Viterbo per capire che questo settore va a braccetto con il turismo. Abbiamo tradizioni importanti che l’artigianato sta valorizzando, basti pensare alle creazioni in ceramica con la tecnica della zaffera, tipicamente viterbese, o a quelle che ruotano intorno alla Macchina di Santa Rosa. Sono solo un paio di esempi: sono ricordi che il turista può portarsi a casa. Ma come dicevo, c’è da fare un ragionamento più articolato sul centro storico e sulle sue attività commerciali.

 

Il centro storico di Viterbo sta cambiando anche per l’arrivo di nuovi residenti stranieri. Come possono gli immigrati contribuire positivamente all’artigianato locale e alla vita del centro? È necessario un percorso di integrazione guidata per valorizzare queste competenze?

 

Partiamo dalla fine: un percorso di integrazione è certamente necessario, non solo a livello generale ma anche dal punto di vista imprenditoriale. È proprio su questo che la Cna si sta concentrando. Solo pochi mesi fa abbiamo firmato un protocollo d’intesa insieme ad Arci solidarietà Viterbo srl Impresa sociale: al centro ci sono una serie di incontri in cui illustriamo ai migranti che vogliono aprire un’attività tutto ciò che c’è da sapere, partendo dalla creazione per proseguire con lo sviluppo. Quanto possiamo fare per favorire l’integrazione è mettere a disposizione le nostre competenze e lo facciamo volentieri. Da qui è possibile tornare al primo quesito: una volta entrati nel mondo dell’artigianato con le necessarie conoscenze, possono contribuire positivamente alla vita del centro. Questo un primo passo, ma in tema di migranti stiamo già lavorando anche su altri progetti. Siamo consapevoli che in alcune aree della città l’integrazione non è così semplice, ma non rinunciamo a fare quanto è nelle nostre possibilità.

 

Via Roma, altre attività sarebbero in chiusura proprio nel cuore di Viterbo

 

Molti negozi chiudono anche per mancanza di ricambio generazionale. Cosa serve per convincere i giovani a investire e restare nel centro storico?

 

Il ricambio generazionale è una nota dolente non solo per le attività in centro. Se un giovane vede un centro poco frequentato, è più difficile che sia invogliato a proseguire nell’attività di famiglia o a crearne una nuova. Si potrebbero riportare uffici e servizi in centro, bisogna poi creare le condizioni per far rinascere “lo struscio” che fino a un po’ di anni fa, ormai, animava Corso Italia e vie limitrofe.

 

Calano i flussi, aumentano i costi e il centro si svuota. Quali azioni concrete servono subito per sostenere chi resta e rilanciare il cuore di Viterbo?

 

Pensiamo a varie soluzioni, che abbiamo anche proposto su più tavoli istituzionali. Ad esempio, una moratoria sugli affitti dei locali oggi inutilizzati, agevolazioni, incentivi, una rimodulazione dei codici Ateco per le attività che aprono all’interno delle mura. Abbiamo il centro storico medievale più grande d’Europa e dobbiamo fare in modo che sia il più possibile a misura di turista. Dove gli arrivi sono più consistenti, l’offerta punta sulle tipicità locali, dall’enogastronomia all’artigianato. È appunto quella visione più ampia cui facevo riferimento prima.

 

Si parla ora di un parcheggio multipiano da 600 posti che è in fase di studio fuori Porta Romana. Molti, tuttavia, pensano che arriverà troppo tardi per invertire la rotta dell’economia locale. Lei cosa ne pensa?

 

Come si dice: meglio tardi che mai. Anche perché per invertire la rotta da qualche parte bisogna cominciare. E secondo noi, migliorando l’accesso al centro con più parcheggi e attraverso gli interventi che abbiamo indicato, può essere invertita.

 

Se dovesse dare un voto, simbolico, a quanto fatto dall’amministrazione Frontini per il centro storico di Viterbo, che voto darebbe?

 

Più che un voto darei qualche suggerimento, come già fatto con la Tari. L’abbattimento per le nuove imprese all’interno delle mura era proprio una delle nostre proposte ed è stata accolta. Non risolutiva, ci mancherebbe. In quell’occasione siamo stati ascoltati, auspichiamo che succeda lo stesso anche per il resto.

 

Attilio Lupidi, segretario CNA Viterbo-Civitavecchia

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