Montefiascone – Tar Lazio: illegittima l’ordinanza sui limiti acustici per la Fiera del Vino. Il Comune perde il ricorso
Cronaca
29 Gennaio 2026
Montefiascone – Tar Lazio: illegittima l’ordinanza sui limiti acustici per la Fiera del Vino. Il Comune perde il ricorso
Il ricorso era stato presentato dall’Associazione abitanti centro storico

MONTEFIASCONE – Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, con sentenza n. 1167 del 20 gennaio 2026, ha dato ragione all’Associazione abitanti centro storico, respingendo il ricorso del Comune di Montefiascone relativo all’ordinanza sindacale che autorizzava una deroga temporanea ai limiti di emissione sonora in occasione della 64esima Fiera del Vino.

A commentare la decisione è la consigliera comunale di opposizione Maria Cristina Ranaldi (Fratelli d’Italia), che evidenzia come il Tar abbia riconosciuto l’illegittimità dell’ordinanza firmata dalla sindaca Giulia De Santis il 2 agosto 2024, ritenendo che l’amministrazione abbia agito in assenza delle necessarie autorizzazioni in materia di inquinamento acustico.

Il ricorso era stato presentato dall’Associazione abitanti centro storico con l’obiettivo di ottenere l’annullamento, o quantomeno la declaratoria di illegittimità, dell’atto comunale che consentiva il superamento dei limiti sonori durante l’evento. Il Tar ha accolto la richiesta, riconoscendo anche un risarcimento ai ricorrenti, pari a 400 euro ciascuno oltre agli interessi legali, e condannando il Comune al pagamento delle spese di giudizio, quantificate in mille euro oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.

Ranaldi ricorda come la questione fosse già stata sollevata in consiglio comunale il 27 settembre 2024, sottolineando che i cittadini del centro storico non avevano espresso contrarietà allo svolgimento delle manifestazioni estive, ma avevano contestato esclusivamente la legittimità dell’ordinanza, ritenuta carente sotto il profilo autorizzativo.

Secondo la consigliera di opposizione, il punto centrale non riguarda tanto l’entità economica della condanna, che complessivamente ammonta a qualche migliaio di euro, quanto il significato politico e amministrativo della sentenza. Una gestione giudicata superficiale, che avrebbe ignorato il rispetto delle regole, con conseguenze che ora ricadono sull’ente e quindi sulla collettività.

Ranaldi conclude rimarcando come la decisione del Tar non sia frutto di polemica politica, ma un atto giudiziario che impone una riflessione sul modo di amministrare e sulla responsabilità di chi governa nel rispetto delle norme.