Niscemi, la frana che minaccia la città: il geologo Troncarelli: “Non va ricostruita, va delocalizzata”
Ambiente, Cronaca
29 Gennaio 2026
Niscemi, la frana che minaccia la città: il geologo Troncarelli: “Non va ricostruita, va delocalizzata”

Il presidente, viterbese, dell’ordine nazionale dei geologi, ieri sera da Bruno Vespa ha spiegato come il paese siciliano debba essere obbligatoriamente delocalizzato

La frana che da fine gennaio ha colpito Niscemi continua a evolversi con gravi conseguenze sul tessuto urbano e sociale della cittadina siciliana.

Il fronte franoso, lungo oltre 4 chilometri, ha costretto all’evacuazione più di 1.500 persone, molte delle quali non potranno fare ritorno nelle proprie abitazioni a causa dell’instabilità del terreno e della progressiva erosione del suolo adiacente alle zone abitate.

Una tragedia annunciata

Il fenomeno, accentuato dalle piogge intense legate al ciclone Harry, ha trasformato colline in voragini, collassando parti di strade e rendendo pericolose molte abitazioni costruite sui versanti instabili. Le immagini dei fabbricati pericolanti e delle automobili sospese al limite dei precipizi hanno fatto il giro dei media internazionali, mentre la Protezione civile lavora senza sosta per monitorare la situazione e garantire la sicurezza della popolazione.

Le parole del presidente dei geologi

Sul piano tecnico e scientifico, è intervenuto con un’analisi netta Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi e geologo di origini viterbesi, richiamando l’attenzione sulle cause profonde e strutturali del dissesto. Secondo Troncarelli, quello di Niscemi non è un evento eccezionale o estemporaneo, ma piuttosto la riattivazione di un movimento franoso profondo e antico, già osservato in occasione della frana del 12 ottobre 1997 e legato alla conformazione stessa del territorio.

L’abitato, costruito su un pianoro sabbioso poggiato su strati di argille impermeabili, presenta condizioni che favoriscono scivolamenti roto-traslativi di grandi dimensioni, innescati dall’erosione regressiva del Torrente Bonifizio e dall’aumento delle pressioni interstiziali nel sottosuolo, aggravate nel corso degli anni da urbanizzazione e scarichi non controllati.

Le indagini geologiche e il monitoraggio strumentale condotti a partire dal 2000 confermano che, benché il fenomeno si trovi in una fase di “quiescenza relativa”, esso non è stabilizzato, con superfici di scorrimento profonde fino a 30–35 metri.

Nessuna soluzione definitiva

Per Troncarelli, non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire una stabilizzazione definitiva del versante. Gli interventi possibili sono di mitigazione del rischio e di gestione dell’emergenza, come monitoraggio continuo, drenaggio delle acque e opere di contenimento circoscritte, ma non possono annullare la natura intrinsecamente instabile del terreno.

In questo quadro, il presidente dei geologi formula una conclusione netta e impegnativa per la politica e la pianificazione territoriale: Niscemi non dovrebbe essere ricostruita nelle aree instabili, ma progressivamente delocalizzata. Secondo Troncarelli, infatti, il dissesto non è eliminabile e il rischio di nuovi movimenti franosi è destinato a riproporsi nel tempo se non si allontanano gli insediamenti umani dalle zone a pericolosità elevata.

La risposta istituzionale

Nel frattempo, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per la Sicilia e le regioni limitrofe, stanziando fondi per far fronte ai danni causati dal maltempo e agli sfollati. La premier Giorgia Meloni, dopo un sorvolo in elicottero dell’area colpita e una riunione operativa nel municipio di Niscemi, ha assicurato che non si ripeterà lo scenario del 1997 e che si agirà con celerità per proteggere le comunità coinvolte.

Le istituzioni locali e la Protezione civile restano impegnate nel garantire la sicurezza dei cittadini e nel definire misure di lungo periodo per la gestione del rischio idrogeologico, mentre si intensificano le riflessioni sulla prevenzione territoriale e la necessità di un approccio più sistemico alla tutela del suolo.