Omicidio a coltellate dopo una lite a Villa Latina, conclusa l’istruttoria
Cronaca
30 Gennaio 2026
Omicidio a coltellate dopo una lite a Villa Latina, conclusa l’istruttoria

In aula, l’imputato ammette lo scontro ma nega di avere colpito la vittima

CASSINO – Ultima udienza dibattimentale oggi nel processo a carico di Luca Agostino, il 45enne di Villa Latina accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi per aver ucciso il 19 maggio 2024 il suo compaesano Armando Tortolani https://www.lacronaca24.it/2024/05/20/villa-latina-lite-via-pacitti-armando-tortolani-muore-accoltellato-fermato-un-uomo/ .

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, si alzò dal ristorante dove aveva appena festeggiato la comunione del figlio ed era andato a casa della vittima per rimproverargli una parola fuori posto detta al fratello. Al culmine di quella discussione ci furono le coltellate.

Oggi davanti alla Corte di Assise di Cassino è stato ascoltato l’imputato: ha risposto alle domande del Pubblico Ministero e poi degli avvocati delle parti civili Paolo Marandola, Vittorio Salera, Michelangelo e Alessandro Montesano Cancellara, Marcello Panzini e Carmine Cervi. Sono stati poi i suoi difensori, Enrico Maria Gallinaro, ed il presidente della Corte d’Assise a rivolgere domande e a chiedere chiarimenti all’imputato, che ha parlato ininterrottamente per circa 4 ore. Luca Agostino ha sostenuto di non aver mai accoltellato la vittima che – a suo dire – si sarebbe potuto procurare le ferite da taglio rinvenute sul suo corpo (compresa quella ritenuta decisiva per la morte al petto e quella al collo) a seguito delle cadute su un vaso di fiori dove si trovava una piccola “cannuccia”.

Ha ammesso di essere andato a casa di Armando Tortolani per chiedere conto di uno sguardo che lo stesso avrebbe rivolto la sera prima nei confronti di suo fratello Cristian e della sua compagna, in un pub di Villa Latina. Luca Agostino ha dunque ripercorso i momenti concitati di quella domenica di maggio e di come, una volta terminata la comunione della sua prima figlia, si sia messo alla ricerca della vittima per quello che – a suo dire – doveva essere solo un chiarimento. La Corte d’Assise si è poi ritirata in camera di consiglio per sciogliere la riserva sulle richieste avanzate dalle parti. Nel primo pomeriggio è stata data lettura dell’ordinanza con cui sono state rigettate: no ad una superperizia medico-legale in merito alle cause della morte e al comportamento dei sanitari, no ad un confronto tra i testimoni oculari e l’imputato. Non si ascolteranno, dunque, altri testimoni e periti e si andrà spediti verso la sentenza. Già il 17 febbraio è prevista la discussione del pubblico ministero.