di Diego Galli
VITERBO – I numeri raccontano un boom, ma la città si scopre “piccola” per le sue stesse ambizioni. È questa la doppia fotografia scattata questa mattina a Palazzo dei Priori, dove l’amministrazione Frontini ha presentato i dati definitivi del turismo per il 2025. Un anno d’oro, trainato dal Giubileo e dagli eventi, che vede Viterbo staccare nettamente la media nazionale, ma che fa emergere con urgenza il nodo delle infrastrutture ricettive (e, d’altro canto, lascia spazio a investimenti potenzialmente redditizi sul medio-lungo periodo).
I numeri del sorpasso
“Il turismo è ormai il motore di sviluppo economico della città”, ha esordito la sindaca Chiara Frontini. I dati, definiti “ultra positivi”, confermano una crescita strutturale e non episodica. Il 2025 si chiude con 184.200 arrivi, segnando un aumento del +10,39% rispetto all’anno precedente. Ancora più solido il dato sulle presenze (i pernottamenti), che toccano quota 280.562 (+7,53% sul 2024).
È nel confronto con il resto d’Italia che Viterbo esulta: mentre il dato nazionale segna una crescita delle presenze ferma al +3%, il capoluogo della Tuscia corre a una velocità più che doppia (+7,53%). Una tendenza confermata anche nel lungo periodo: dall’insediamento dell’attuale giunta nel 2022, gli arrivi sono cresciuti complessivamente del 29,2%.
L’indotto economico e le strategie
La crescita dei flussi si traduce in risorse per le casse comunali: il dichiarato dell’imposta di soggiorno ha sfiorato i 600mila euro (594.192 euro), con un incremento di oltre 100mila euro rispetto al 2024. Risultati che l’amministrazione rivendica come frutto di una strategia mirata: dalla presenza alle fiere internazionali (Miami, Londra, Parigi) alle campagne su riviste come Dove e Famiglia Cristiana in occasione del Giubileo , evento che ha portato in città circa 19.000 pellegrini censiti. “La città è culturalmente viva”, ha commentato il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, supportato dal dato degli ingressi ai musei, cresciuti del 25% secondo le rilevazioni di Archeoares.

Il Palazzo dei Papi di Viterbo, asset turistico fondamentale e trainante di tutto il capoluogo della Tuscia
Il sogno “Avignone” e il freno degli Hotel
Al termine della conferenza, il dibattito si è spostato sulle prospettive future, con una domanda appositamente “provocatoria”. Se eventi come il Trasporto di Santa Rosa e San Pellegrino in Fiore (tornato a 90mila presenze) sono certezze, perché non puntare su un grande “Festival dei Papi” sul modello di Avignone, città gemella per storia pontificia che macina milioni di visitatori l’anno?
“L’investimento su Papi e Conclave è uno dei pilastri del nostro interesse e torneremo a farci avanti per creare un trait d’union proprio con Avignone”, ha risposto la sindaca Frontini alla specifica domanda, svelando però il vero tallone d’Achille del sistema turistico locale: la ricettività. Viterbo, pur ricca di B&B e piccole strutture, soffre la mancanza di grandi alberghi di qualità capaci di gestire i grandi numeri. “Spesso abbiamo dei ‘sold out’ che impediscono alla città di crescere ulteriormente”, ha ammesso la prima cittadina. Da qui l’appello esplicito al mercato: “Auspichiamo che imprenditori, anche non necessariamente del territorio, investano nel settore alberghiero. Per fare il salto di qualità servono strutture adeguate”.

Avignone, città per molti aspetti simili a Viterbo. Al centro in alto svetta il suo Palazzo dei papi
Obiettivo 200mila
Nonostante i limiti infrastrutturali, l’assessore allo Sviluppo Economico Marco Nunzi fissa l’asticella ancora più in alto: “Tutti i dati confermano la vocazione turistica della città. Ora puntiamo a quota 200mila arrivi”. Per monitorare questa corsa e orientare gli investimenti, è stato annunciata l’istituzione ufficiale dell’Osservatorio del Turismo, che avrà il compito di trasformare questi numeri in strategie per una Viterbo sempre più “Capitale della Tuscia”.

