ROMA – Non c’è forse specchio migliore di quella che è la Lazio di gennaio 2026 che la trattativa che avrebbe dovuto portare Romagnoli in Qatar da Roberto Mancini in questi ultimi giorni di riparazione invernale.
Un contesto tremendamente e clamorosamente grottesco. Per mesi il difensore aveva chiesto rinnovo del contratto, in scadenza 2027. Con adeguamento. Una volta non percepito alcun segnale della società ed aver denunciato sussurrando promesse non mantenute, in piena metamorfosi e smantellamento del club aveva chiesto la possibilità d’esser lasciato andare a chiudere la carriera in Qatar, con l’Al Sadd dell’ex ct della nazionale. Sul piatto ingaggio ricchissimo, qual miglior modo di tramontare.
Aveva salutato settore ospiti e tutto l’ambiente, professionale fino all’ultimo respiro, post pari a reti inviolate a Lecce. Quando all’improvviso, domenica scorsa, come descritto e narrato, Lotito lanciò un comunicato in cui di fatto bloccava la cessione. Il difensore ha piantato grane, è rimasto separato in casa, non s’è allenato coi compagni: voleva andare, a tutti i costi. Così che a cavallo tra venerdì e sabato la Lazio sembrava essersi convinta, confutando sé stessa e Lotito, ed aveva dato il nullaosta. Già, ma troppo tardi. Il mercato in entrata qatariota chiudeva sabato sera alle 10: non s’è fatto in tempo, non sussistevano più tempi tecnici per inviar fax e depositar contratti, saltato tutto.
Questa la ricostruzione che conferisce assoluto grottesco al fronte Romagnoli. Che adesso resterà, controvoglia. E pure a casa sua, a Formello, alla Lazio. Da separato in casa. Per legame alla maglia, al popolo biancoceleste, così come con Sarri, con ogni probabilità la situazione rienterà. Ma rapporti con Lotito e Fabiani pari a zero, si resterà così fino a fine stagione.

