CIVITA CASTELLANA – L’avevamo detto. La classifica era cortissima. Una classifica di un campionato e girone folle, quello G di Serie D; e la Flaminia, di tutto questo, come narriamo e decantantiamo da mesi, non poteva diventare specchio migliore. La squadra più folle del girone, una rosa con qualità uniche in grado d’andare a vincere sui campi più impensabili, e poi sgretolarsi contro le più piccole in casa. In quel Madami, sempre stato tabù, per questo motivo. In un campionato in cui con una manciata di risultati consecutivi di ritrovi in piena zona playout, o in zona playoff, dipende dall’esito. Ed il Flaminia doveva sbloccare ed abbattere il tabù interno, per trovare un minimo di continuità: solo così poteva tornare tra le più grandi, per ripagar la qualità di una rosa nettamente superiore a tante altre geograficamente nella stessa situazione. E così dopo la vittoria in Sardegna un’altra sarda, stavolta proprio in casa. Colleghi di metà classifica. Quel Sarrari Latte Dolce. Stavolta nessuna sorpresa, rispettati finalmente i pronostici: sabato abbattuta la maledizione, merito degli elementi più iconico di questo ciclo, sblocca Tascini e chiude Sirbu, 2-0 e tre punti in cassaforte. Che significano tanto, significato tutto. L’aspetto più importante: quinto posto in classifica, agganciata per la prima volta la zona playoff, il 2026 non poteva partire nel migliore dei modi.

