ROMA – Lotito fa sul serio. Non vende, anzi, rilancia. E anche lui, con la sua Lazio, punta allo stadio di proprietà. Sogno da anni, l’obiettivo adesso è chiaro da mesi: il Flaminio. La Lazio punta a riqualificare lo stadio Flaminio.
Vi avevamo già descritto e narrato nei mesi scorsi lo scambio di contatti tra Lotito e Gualtieri e la richiesta al Campidoglio di ottenere il diritto di superficie sull’impianto, non più la semplice concessione. Così come, a fine anno, cronologicamente, era fioccato il nullaosta a tal richiesta.
Da lì, l’accelerazione. Lotito in questa maniera avrebbe potuto patrimonializzar l’impianto e vantar più forza con gli investimenti e con lebanche, perché col Comune di Roma la Lazio sostanzialmente siglerà un contratto di diritto privato, altro che “affitto”. Come sarebbe del resto stato, in caso di concessione. Invece diritto di superficie per 99 anni, il costo ammonta sui 480 milioni, 50 in più di quanto pensato e calibrato mesi fa.
L’annuncio è arrivato direttamente dal Campidoglio: “Nella mattinata di lunedì 9 febbraio, il Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda ha ricevuto dalla Società Sportiva Lazio, tramite posta elettronica certificata, la documentazione necessaria per la procedura di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio (ai sensi dell’articolo 4 del del decreto legislativo numero 38 del 2021). Nei prossimi giorni, gli uffici comunali competenti analizzeranno e valuteranno con attenzione il fascicolo arrivato per avviare ufficialmente l’iter del progetto, attivando la conferenza dei servizi preliminare”.
L’iter, adesso, resta comunque lunghissimo. Ad un orizzonte tutt’altro che immediato. Ma la prima pietra, seppur metaforicamente, è stata messa. Adesso gli organi di Stato, Regione e Comune di Roma dovranno vagliare se il progetto di riqualificazione proposto da Lotito e dalla sua Lazio per il Flaminio sia consono, compatibile col tessuto urbano.

