CORTINA – Sarebbe stata una delle storie più straordinarie di questa Olimpiade. La ciliegina, la super woman, contro ogni record. Così non sarà. Milano Cortina ha perso una delle sue indiscutibili regine, Lindsey Vonn. Ed ha fatto male a tutti. Perché oltre il tricolore, non avremmo desiderato altro che, in nome dei valori e dello sport, applaudire l’ultima impresa dell’Highlander. Tornata a sciare da professionista a 40 anni consapevole di potersi ancora giocar le sue carte, dimostrando a tutti perché, toccando il cielo con un dito a St Moritz in Coppa del Mondo. Voleva preparare l’ultima olimpiade invernale. Era quello il suo sogno, la forza motrice, la maniera più straordinaria per chiudere. Nonostante un corpo ricoperto di cicatrici era tornata pronta e carica, tra mille sfide. L’ultima, forse fatale. Lo scherzo del destino. Parte definitivamente il legamento del ginocchio a pochi giorni da Cortina. Lei decide di provare comunque, a quel punto, soltanto con la forza dei muscoli. Che dopo tredici fatali secondi, alla prima discesa, mollano: si aggancia col braccio alla porta, plurifrattura alla tibia, operata d’urgenza a Treviso. La fine. The end, come direbbero dalle sue parti. Il papà confermerà. Abbandona Milano Cortina, abbandona l’ultimo sogno di una carriera riaccesa per giocarsela contro ogni record. Ma ha vinto, ha vinto comunque. Perché da 48 ore non si parla d’altro: coraggio, mentalità, sport. Vonn è lo sport. Messaggi di solidarietà da ogni lato, ma soprattutto onori e tributi. Le dediche, come quella di Sinner, ad una delle più grandi. Ha vinto comunque, Lindsey.

