MARSIGLIA – Non è soltanto Thomas Frank l’unico esonero illustre nel calcio europeo delle ultime ore. Stanotte è saltato anche l’infuocato regno di Roberto De Zerbi a Marsiglia, uno dei matrimoni più discussi degli ultimi anni. Un matrimonio che alla fine si chiude dopo un anno e mezzo. Carattere focoso e calcio champagne, estasi al Velodrome nella stagione precedente, tumultuoso rapporto logorato quest’anno. Che fosse un’annata nata male s’era già capito dalla clamorosa rissa in allenamento di inizio stagione che portò all’espulsione di due pezzi grossi, Rowe e Rabiot, volati in Serie A. Nell’ultimo mese le gocce che hanno fatto traboccare il vaso: dalle rimonte incassate in Ligue 1 last minute alla clamorosa eliminazione in Champions, beffarda e mourinhana, succeduta al pesante ed impronosticato 3-0 di Brugge. Fino a domenica. Il classico francese. Che di classico, stavolta, ha assunto ben poco. Altro che gara, non c’è mai stata partita. Una gara senza storia, chiusa 5-0 per il PSG al Parco dei Principi. Anche con la tifoseria, difficile ricostruire. Per questo tempo di dirsi addio, consensualmente: separazione inevitabile. Finisce l’avventura di De Zerbi in Francia, l’uomo delle sfide forse impossibile, l’allenatore che divide stampa e opinionisti italiani, tra applausi dal nuovo che avanza e contestazioni dei conservatori. Adesso staccherà con ogni probabilità la spina per qualche mese, tornerà nella sua Brescia, ricaricherà le energie e vaglierà cos’è andato e quel che invece non è andato nel verso giusto. Anche se a livello tattico e/o attitudinale di gestione dei rapporti, tra club e calciatori, debba migliorare. Il ritorno in Serie A, per progetti che partono e rilanciano la loro ambizione (magari chissà a Firenze, dove c’è Paratici, in caso di salvezza), restano dietro l’angolo.

